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    January 18

    No. 266 - Il tempo migliore

    (Matteo 6, 33)
     
    Tutti sanno che esiste una fortissima concorrenza tra le reti televisive - Rai e Mediaset in primo luogo. Il trucco per creare un programma da "audience" è assicurarsi un paio di attori o attrici di grande richiamo e un copione attraente. E, soprattutto, trasmettere quei programmi in prima serata, mica alle due del pomeriggio o all'una del mattino. I programmi che "rendono" bisogna metterli in onda alle otto o alle nove di sera - ossia il tempo migliore! Sceneggiatori e attori sanno che se sono in prima serata vuol dire che il loro programma è considerato di punta. Anche se la maggior parte dei programmi che trasmettono a quelle ore forse a noi non sembrano interessanti, tuttavia le reti televisive che li trasmettono li considerano i loro programmi migliori. Gli spettacoli che attirano pochi telespettatori li mettono a ore impossibili, giusto? Ma le ore migliori sono riservate ai programmi più importanti.

    Abbiamo sentito e letto tante volte quelle familiari ma scomode parole scritte nel vangelo di Matteo 6, 33: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». Ossia: metti le cose di Dio al primo posto nella tua vita, e Dio in persona si prenderà cura di tutto il resto. E' una straordinaria promessa che Lui ti ha fatto. Ma spesso noi viviamo come se Gesù non ci avesse mai detto quelle cose.

    Per esempio, prendiamo in considerazione il tempo che riserviamo alla preghiera. Se abbiamo come priorità quella di mettere al primo posto le cose che stanno a cuore a Gesù, nella nostra giornata Gli dedichiamo o no del tempo fisso? Nella nostra vita non abbiamo NIENTE che sia più importante di Gesù Cristo. Gli dedichiamo il tempo migliore della nostra giornata, oppure Lo releghiamo nei momenti sonnolenti o frettolosi - ossia quelli peggiori? Non possiamo mandare in onda il nostro rapporto con Lui solo quando abbiamo un buco libero, o comprimendoLo frettolosamente tra un impegno e l'altro. Questo non vuol dire «cercare in primo luogo il regno di Dio». Questo invece vuol dire: "Cerco le cose che stanno a cuore a Gesù se e quando ho tempo!"

    E' impossibile cercare le cose che stanno a cuore a Dio se non Gli dedichiamo del tempo fisso ogni giorno. Come hai gli orari della scuola o del lavoro, così devi avere anche quelli per stare con Gesù. Il tempo con Gesù non è negoziabile con nessuna altra attività o impegno. Se devi cancellare tutti i tuoi impegni di una giornata, meno che uno - allora quell'unico impegno che non è barattabile è il tempo con Gesù. Nessun altro è morto in croce per te. Nessun altro merita come Lui il posto centrale nella tua vita. Nessun'altra voce può dirti quello che Lui può dirti. Nessun altro amore può riempire il tuo cuore come il Suo. Nessun'altra pace può inondarti come la Sua è capace di fare.

    Tutte le altre persone, tutti gli altri impegni, gridano per attirare la nostra attenzione. Gesù invece sussurra appena: "Sono qui - ti sto aspettando". Forse Lo hai lasciato fuori troppo a lungo, ti sei lasciato soffocare da un vortice di cose, magari anche buone ma che non sono importanti come Lui è importante. E' arrivato il momento di dire: "Gesù, ti riservo il posto migliore fra tutti i miei impegni giornalieri. Il trono è tuo. Ti dedico il tempo migliore, non gli avanzi. A partire da oggi il mio tempo con Te è tempo non negoziabile, la priorità assoluta della mia agenda. Non c'è niente e nessuno più importante di Te". Questo forse significherà alzarsi prima, o andare a letto più tardi, o andarci prima, rinunciare a qualcosa - sia quello che sia - ma fa in modo che il tuo tempo con Lui sia l'àncora della tua vita. ApriGli il tuo cuore. Scruta nel Suo cuore usando la Bibbia. Cerca nella Scrittura una lode particolare, un ringraziamento particolare, una richiesta specifica di
    cambiamento che Lui oggi ti chiede, una promessa speciale che modellerà la tua giornata. Cerca anche di mettere per iscritto su un quaderno quello che lo Spirito Santo ti suggerisce e come ti proponi di metterlo in pratica.

    Ricordati, il tempo migliore per andare in onda è quello in cui tutti sono sintonizzati. E la cosa migliore che hai in vita è il tuo rapporto con Gesù Cristo. Fai in modo di sintonizzarti con Lui ogni giorno - dandogli il meglio del tuo tempo.

    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

    don Luciano

    January 04

    No. 265 - Le occasioni

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 265 - Le occasioni
    (Efesini 5, 15-16)


    Prova a immaginarlo. Ma forse non devi nemmeno immaginarlo. Forse ci sei stato anche tu. E' il momento in cui si aprono i saldi di fine stagione. Ho letto la notizia su internet, in un quotidiano italiano - era ancora buio e un mucchio di gente già si accalcava di fronte alle porte di un grande magazzino, aspettando ansiosamente di entrare. Sono quei giorni nei quali i negozi ti fanno spendere gli ultimi soldi che ti sono rimasti dopo le ferie "abbassando" furbescamente i prezzi - prima di consumarti i soldi della tredicesima negli acquisti di Natale. Ma nei saldi di fine stagione devi muoverti in fretta, se vuoi accaparrarti i pezzi migliori. Quest'anno, scriveva quel quotidiano, la calca della gente era così grande che ci sono stati persino dei feriti quando hanno aperto le porte di un negozio. E una volta che sei entrato nel negozio sai bene cosa devi fare. Non perdere inutilmente il tempo. Non fermarti a chiacchierare. Ma cercare intensamente le tra le offerte in vendita e
    comprarle fin che ne hai l'opportunità.

    Cerca aggressivamente le opportunità migliori, perché non hai molto tempo a disposizione prima che ti vengano portate via. Non è solo il modo di fare quando entri in un negozio coi saldi di fine stagione. E' soprattutto il modo di vivere del discepolo di Gesù. Non solo non devi perdere inutilmente il tuo tempo o chiacchierare vanamente mentre percorri i giorni della tua vita, ma devi investire il tempo a disposizione nella maniera migliore, farlo valere - la tua deve essere una vita che fa la differenza.

    E' Dio che ti dice di vivere con il senso dell'urgenza e dell'intensità, nel Suo manuale per la vita, che è la Bibbia. In Efesini 5, 15-16 sta scritto: «Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi...» E poi Dio ti dice cosa vuol dire comportarsi da uomini saggi: «...profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi». Nel testo originale greco la parola «profittando» suggerisce l'idea di uno che non si lascia scappare nessuna occasione, di uno che prende la palla al balzo su tutto. Insomma, uno che approfitta di ogni circostanza pur di parlare di Gesù Cristo.

    Verso la fine di questa lettera che Paolo probabilmente ha scritto mentre era rinchiuso in una cella, quasi certamente anche incatenato e costantemente vigilato da guardie, l'apostolo ci da un esempio vissuto personalmente di che cosa significhi vivere una vita che fa la differenza. Egli scrive: «Pregate [...] anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere» (Efesini 6,18-20). Da un'altra lettera di Paolo sappiamo che c'erano dei cristiani nella cerchia dei servi dell'imperatore di Roma; quasi sicuramente erano alcuni di quei soldati con i quali Paolo era obbligato a passare tutto il suo tempo. Paolo ha considerato il suo imprigionamento non come una disgrazia, ma come una opportunità per parlare di Gesù a delle persone altrimenti difficilmente raggiungibili dall'annuncio. Una volta, un confratello che cammina spedito sulla
    via della santità, mi ha detto: "Anche se mi mettessero in prigione per debiti non pagati, non mi preoccupo. Anche in prigione posso fare il prete!" Per chi ama Gesù tutte le occasioni sono buone.

    La vita è piena di opportunità di annunciare Gesù, per chi ha occhi per vederle - per chi ha capito che dobbiamo cercarcele queste opportunità, dovunque si presentino. Quando una persona si ammala e deve ricoverarsi, c'è una ragione dietro a tutto questo - in quell'ospedale deve essere una traccia che porta a Gesù Cristo. Ma non si va all'ospedale per stare bene di nuovo? No. Non solo. Dio ha permesso che tu fossi là per darti la possibilità di parlare di Lui. Ho conosciuto dei papà e delle mamme di famiglia, con malattie terminali, che quando li andavo a trovare ne uscivo io, prete, incoraggiato e rincuorato.

    Se davvero vuoi che la tua vita faccia la differenza, se vuoi che tutti quelli che incontri siano in Paradiso con te, se ami Gesù sul serio, prega lo Spirito Santo ogni mattina perché ti apra gli occhi sulle opportunità che hai di annunciare Gesù. E poi cercale, quelle opportunità. Afferrale subito come quando vedi uno splendido saldo di fine stagione.

    Quando qualcuno ti racconta un suo problema o una sua necessità, non limitarti a promettergli: "Pregherò per te". Chiedigli se puoi pregare con lui, in quel momento, per il suo problema. E nella preghiera pronuncia esplicitamente il suo nome. C'è la grande probabilità che in vita sua mai abbia udito una preghiera con dentro il suo nome! Non mi è mai capitato che qualcuno abbia rifiutato la mia offerta di pregare insieme con lui. E se Dio ti ha aperto quella porta, dopo che hai pregato, raccontagli del tuo rapporto con Gesù - la differenza che Lui ha fatto in una particolare situazione o in un momento della tua vita.

    Cercale quelle opportunità. Prega per quelle opportunità. Afferrale quelle opportunità. Perché? Perché Dio ha messo quelle persone nella tua vita in modo che abbiano l'occasione di sentire parlare di Lui - perché anche loro possano conoscere e amare Gesù. Non perdere questa occasione!

    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

    don Luciano

    December 24

    No. 264 - Meditazione davanti al presepe

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 264 - Meditazione davanti al presepe
    (Luca 2, 12)


    Carissimi amici e amiche di Incontri con la Parola,
    pace e bene a mani piene!

    Ogni anno a Natale, invece del consueto numero di Incontri con la Parola, sono solito proporre una storia. Quest'anno ho deciso di servirmi invece di una meditazione di un Padre della Chiesa: sant'Elredo, abate (1110-1167). Sono parole che mi hanno fatto un gran bene spirituale.

    In tutte le nostre chiese, durante il Natale, ci si sofferma davanti al presepe - a dire una preghiera e ai mostrare ai nostri figli il mistero della Natività. Questo Natale, mentre contemplerete il presepe in chiesa o a casa vostra, richiamate alla vostra mente le parole dell'abate Elredo. Le ho intitolate: "Meditazione davanti al presepe". E' una meditazione tanto profonda quanto semplice, come solo i santi sanno fare. Sant'Elredo ci mostra come il Natale sia una festa eucaristica. Nella grotta di Betlemme Gesù ha celebrato la sua prima eucaristia, attorniato da Maria, Giuseppe, i pastori e gli animali portati in dono. Tutta la creazione era presente alla prima Messa di Gesù: gli angeli in cielo, uomini e animali in terra.

    La riflessione, che ho in parte tagliato, prende spunto dal versetto del vangelo: «E' questo per voi il segno: troverete un bambino, avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). Questo Natale Dio ti invita a Betlemme, che in ebraico significa: "casa del pane". E' una meditazione percorso dal soffio dello Spirito Santo, leggila con calma.

    MEDITAZIONE DAVANTI AL PRESEPE

    «Oggi ci è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di Davide» (Lc 2,11). Questa città è Betlemme ed è là che dobbiamo accorrere, come fecero i pastori appena ebbero udito l'annunzio. «E' questo per voi il segno: troverete un bambino, avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). Egli è il salvatore, egli è il Signore: è poi una cosa straordinaria essere avvolto in fasce, giacere in una mangiatoia? Non si avvolgono in fasce anche gli altri bambini? Che segno è questo? Grande certamente, se però riusciamo a comprenderlo. [...]

    Betlemme, «casa del pane» è la santa Chiesa, in cui si dispensa il corpo di Cristo, il vero pane. La magiatoia di Betlemme è l'altare in chiesa. Qui si nutrono le creature di Cristo. Di questa mensa è scritto: «Hai preparato una mensa dinanzi a me» (Sal 22,5). In questa mangiatoia c'è Gesù avvolto in fasce. Le fasce sono il velo del sacramento. Qui sotto le specie del pane e del vino, c'è il vero corpo e sangue di Cristo. In questo sacramento noi crediamo che c'è Cristo vero, ma avvolto in fasce ossia invisibile. Non abbiamo nessun segno così grande ed evidente della natività di Cristo come il corpo che mangiamo e il sangue che beviamo ogni giorno accostandoci all'altare: ogni giorno vediamo immolarsi colui che una sola volta nacque per noi dalla Vergine Maria. Affrettiamoci dunque, fratelli, a questo presepe del Signore; ma prima, per quanto ci è possibile, prepariamoci con la sua grazia a questo incontro, perché ogni giorno e in tutta la nostra vita, «con cuore puro, coscienza
    retta e fede sincera» (2Cor 6,6) possiamo cantare insieme agli angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14).

    Dai Discorsi di sant'Elredo, abate
    Discorso 2 per Natale (PL 195, 209-210)

    SANTO NATALE A TUTTI VOI !!!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    No. 263 - Pace, finalmente!

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 263 - Pace, finalmente!
    (Isaia 9, 5-6)


    Probabilmente è la canzone di Natale più famosa del mondo - una dolce melodia natalizia incentrata su Gesù Bambino e scritta sul finire del 1800 in un piccolo villaggio delle montagne austriache. La tradizione ci racconta differenti versioni sulla nascita di quel canto. Una di questa narra che il parroco di quel villaggio era preoccupato per i canti della Messa della notte di Natale dal momento che il suo organo era fuori uso, danneggiato dai topi. Aveva quella melodia in mente da qualche tempo, la buttò giù di getto e da quel giorno la sua composizione ha attraversato le montagne diretta al mondo intero. E' impossibile celebrare il Natale senza cantarla o ascoltarla - probabilmente rimaneggiata in una della sue tante versioni. In italiano quel canto natalizio ha per titolo "Astro del Ciel". Ogni strofa termina con queste rasserenanti parole del ritornello: "Luce dona alle menti, | pace infondi nei cuor". Parole meravigliose. Ma non sempre è così.

    Le parole del canto sono dirette a Gesù Bambino, ma chiedono una cosa che interessa a tutti noi: "pace infondi nei cuor". Non si riferiscono allo stare tranquilli, ma al vivere con la pace dentro ai nostri cuori. Per molte persone, quella pace interiore è qualcosa che hanno rincorso per tutta la vita - senza mai possederla. Forse in questo momento la stai cercando anche tu. L'hai cercata invano in una relazione, in un successo professionale, in qualche esperienza forte - ma niente e nessuno è mai riuscito a dartela. Una pace durevole, sedimentata dentro di te. Un'àncora interiore che ti tiene stabile anche nei periodi più stressanti, anche nelle situazioni più incerte.

    La Bibbia descrive con queste parole la situazione di molti cuori umani: «Sono come un mare agitato | che non può calmarsi | e le cui acque portan su melma e fango» (Isaia 57,20). Sono le parole che la Scrittura usa per descrivere un cuore che fa fatica ad avere Dio dentro. Il rimorso dei nostri errori, le persone che abbiamo ferito, le cose che ci hanno fatto del male, la nostra paura per il domani, il senso della solitudine, del non sentirci a posto con Dio - ci rendono difficile vivere in pace, averla infusa nei nostri cuori.

    Il canto "Astro del Ciel" ha ragione quando chiede a Gesù: "pace infondi nei cuor". E' Lui soltanto che può davvero portare pace nelle tempeste che a volte si scatenano nella nostra vita. Uno dei brani che vengono letti nella liturgia di Natale ci dice perché non abbiamo la pace di Dio e come possiamo averla. In Isaia 9, 5-6 la Bibbia dice: «Poiché un bambino è nato per noi, | ci è stato dato un figlio. | Sulle sue spalle è il segno della sovranità | ed è chiamato: | Consigliere ammirabile, Dio potente, | Padre per sempre, Principe della pace; | grande sarà il suo dominio | e la pace non avrà fine». Più chiaro di cosi! Gesù è venuto a essere il tuo Principe della Pace, ma tu non puoi avere la Sua pace fino a quando Lui non sarà il tuo Principe.

    Gesù è venuto per avere il controllo della tua vita. E' molto comodo pensare che Gesù sia un sistema di credenze, una religione, un paracadute nei momenti di vuoto. Ma la Bibbia dice che «sulle sue spalle è il segno della sovranità». Il che significa che è venuto per essere il sovrano della tua vita. Invece abbiamo scelto di essere noi quelli nella cabina di comando della nostra vita e di dirigerla dove vogliamo. Forse Gesù è nella tua famiglia, ma non ne è il punto di riferimento. Forse ha un grande spazio nella tua vita, ma non ne ha il controllo. Forse è nella tua testa, ma non nel tuo cuore. Ed è solo quando ti abbandoni a Lui con tutto il cuore che puoi trovare quella pace e quella serenità che vai cercando. C'è solo una cosa che ti può togliere la pace: il peccato. Ma Gesù è venuto per cancellare quello che si frapponeva fra Dio e la Sua pace. E ti ha dato un veicolo che ti porta dritto la Sua pace dentro al cuore: la confessione.

    Gesù ti ha fatto una promessa: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Giovanni 14,27). Riconcìliati con Lui, e ti sarà donata quella serenità senza la quale non si può vivere. E questo Natale potrai finalmente assaporare cosa significa "pace infondi nei cuor".

    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    December 14

    No. 262 - Il vero senso del Natale

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 262 - Il vero senso del Natale
    (Matteo 1, 21)


    Nel corso dei miei anni spesi in missione ho avuto l'occasione di vivere il Natale in luoghi e culture diverse - il Natale tra un'esplosione di ortensie fiorite in Brasile, il lungo e gioioso Natale filippino, il poco sentito e quasi inesistente Natale in Kenya. Ma c'è stato un laico protestante chiamato Saint, che secondo me ha catturato bene lo spirito del Natale visto dal punto di vista di Dio. Saint era uno dei cinque missionari statunitensi chiamati da Dio a testimoniarLo nelle giungle dell'Ecuador, predicando il Vangelo a uno dei popoli più primitivi della terra, gli indios Auca - conosciuti anche come Waorani. Una volta rintracciati gli Auca nel folto della giungla, fu Saint che, da pilota provetto qual era, atterrò in una stretta spiaggia del fiume Curaray. La storia di quei cinque martiri protestanti è una delle più belle testimonianze missionarie del secolo XX°. Il santo papa Giovanni Paolo II ha scritto in una sua enciclica che desiderava avere un martirologio (lista dei
    martiri) comune tra tutti i cristiani, come segno di ecumenismo. Chi sparge il suo sangue per Gesù è un testimone credibile del Vangelo, non importa a quale confessione cristiana appartenga. Sulla vicenda di quei missionari trucidati dagli Aucas - tra cui anche Jim Elliott e N. Saint - hanno girato un film. Ma oggi coloro che li hanno uccisi sono le guide della chiesa Auca: il sangue dei martiri è semente di nuovi cristiani - e molte altre persone in tutto il mondo sono ispirate a servire Gesù Cristo grazie alla testimonianza di persone che vivono il Vangelo in maniera credibile. Qualche giorno prima del suo ultimo Natale qui in terra, Saint annotò sul Diario il suo modo di intendere il Natale, che è quello giusto. Spero che diventi anche il tuo modo di viverlo.

    Sono parole che vanno dritte all'essenza del Natale - e ne dicono il senso più di qualsiasi frase scritta su di una cartolina o forse anche meglio della predica che sentirai. Ecco quello che Saint scrisse nel suo Diario il 18 dicembre: "Mentre cerchiamo di vivere questo Natale secondo il nostro vecchio stile, possiamo noi cristiani sentire anche il grido senza fine che percorre la notte di coloro che non conoscono Cristo perché non ne hanno l'opportunità. Dobbiamo esserne mossi a compassione come lo fu Cristo. Dobbiamo piangere di pentimento per coloro che non siamo stati capaci di portar fuori dalle loro tenebre. Oltre la sorridente scena di Betlemme, dobbiamo essere capaci di vedere l'agonia schiacciante del Golgota. Possa il Signore darci una nuova visione della Sua volontà riguardante l'annuncio del Vangelo a chi non Lo conosce - e la nostra responsabilità nell'annunciarlo". Ventun giorni dopo, chi scrisse queste parole fu trucidato da coloro che tentava di salvare.

    Sono parole a cui non è facile prestare attenzione, presi come siamo dai nostri preparativi per il Natale. Non è così? Ma sono parole importanti da ascoltare perché ci dicono che cosa è il Natale. E' una missione di salvataggio spirituale che è costata la vita al Figlio di Dio. Quella missione fu annunciata in molto molto chiaro a Giuseppe in Matteo 1, 21, quando l'angelo gli disse che si sarebbe dovuto prendere cura di Gesù: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Il nome Gesù significa "Il Signore salva" - e prova a pensare a uno che ti salva mentre stai affogando o a un pompiere che ti tira fuori dalla casa in fiamme in cui sei bloccato. Il peccato è come un edificio in fiamme in cui tu stai bruciando dentro, senza via d'uscita - eccetto che per il Salvatore mandato proprio per te dal Padre, Gesù Cristo, che ha dato la Sua vita al posto tuo.

    Tu vivi ogni giorno a contatto con persone che vogliono ignorare o non sanno niente di questa storia di amore che salva. Seguire Gesù vuol dire far parte della Sua squadra di salvataggio. In questo periodo natalizio, in cui invece di celebrare Gesù si mette al centro Babbo Natale o le compere - cose che ti portano lontane dal vero senso del Natale - puoi fermarti un attimo lungo tanto quanto il tempo sufficiente per dire questa preghiera? "Fatti avanti Signore, e spezza il mio cuore per le persone accanto a me che vivono come se non ti conoscessero. Fa' che io le veda con i Tuoi occhi. Dammi un briciolo del Tuo cuore, perché Ti possa annunciare senza paura. Rendimi missionario, Signore!" E chiediGli la grazia di fare tutto il possibile per fare in modo che chiunque incontri possa essere un giorno in Paradiso insieme con te.

    In questi giorni in cui è già iniziato il conto alla rovescia per l'arrivo del Natale, prega perché il Signore ti apra delle opportunità per parlare di Gesù alle persone - perché tu possa dire che cosa Lui ha fatto nella tua vita. Perché il Natale è la più grande operazione di salvataggio mai avvenuta nella storia - e per dirla con le parole di uno di quei martiri laici, "possiamo noi cristiani sentire anche il grido senza fine che percorre la notte di coloro che non conoscono Cristo perché non ne hanno l'opportunità". Tu sei la loro opportunità.
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano
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    LETTERA DA DON LUCIANO

    Carissimi amici e amiche di Incontri con la Parola,

    pace e bene a mani piene!

    Questa breve lettera fa seguito a quanto appena detto in Incontri con la Parola. Tendiamo a pensare che annunciare Gesù sia qualcosa che debba essere delegato a dei "professionisti" - i preti, le suore, gente preparata. Ma il piano di Gesù è invece ben diverso, ed è stato chiaro fin dalla sua nascita - è la gente comune che deve annunciare Gesù. Chi era più impreparato dei pastori? Ma sono stati quelli che Gesù ha scelto perché Lo annunciassero per primi. A Natale la gente, anche chi non crede, è più ben disposta verso Gesù che non in qualsiasi altro periodo dell'anno. Eccoti allora alcune semplici idee per non buttare via questa occasione per annunciarLo.

    1. Annuncia Gesù con le tue scelte: le cartoline che scrivi, gli auguri che mandi - raffigureranno Gesù Cristo, o saranno Babbi Natale, pupazzi di neve, paesaggi invernali? Scegli immagini che rappresentino Gesù Cristo.

    2. Sicuramente invierai degli auguri via sms. Mettici dentro un contenuto cristiano, non limitarti al solito: "Buon Natale e prospero anno nuovo".

    3. Invierai anche degli auguri via email. Fai in modo che annuncino la tua fede, non vergognarti di essa. Non c'è regalo più grande che tu possa fare a una persona quanto il testimoniare la tua fede in Gesù.

    Una delle difficoltà che incontriamo è quella di trovare delle idee da scrivere negli auguri. Vi scrivo qui sotto una preghiera di Lambert Noben: potrete usarla per intero in una email o qualche frase di essa in un biglietto di auguri o in un sms. Si intitola "Perché sono nato, dice Dio":

    Sono nato nudo, dice Dio
    perché tu sappia spogliarti di te stesso.
    Sono nato povero,
    perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza.

    Sono nato in una stalla
    perché tu impari a santificare ogni ambiente.
    Sono nato debole, dice Dio
    perché tu non abbia mai paura di me.

    Sono nato per amore
    perché tu non dubiti mai del mio amore.
    Sono nato di notte
    perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.

    Sono nato persona, dice Dio
    perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.
    Sono nato uomo
    perché tu possa essere "dio".

    Sono nato perseguitato
    perché tu sappia accettare le difficoltà.
    Sono nato nella semplicità
    perché tu smetta di essere complicato.

    Sono nato nella tua vita, dice Dio
    per portare tutti alla casa del Padre.


    Ti ricordo che il sito
    www.incontriconlaparola.com ha una pagina dedicata alle intenzioni di preghiera. Se vuoi che la comunità dei lettori di Incontri con la Parola preghi per un tuo amico, una persona della tua famiglia, o una intenzione a cui tieni in modo particolare, basta che tu lo scriva nelle "Richiesta di Preghiera" del sito. E' un privilegio poter pregare gli uni per gli altri!

    Un Santo Natale a tutti voi. Che Dio vi benedica!

       don Luciano

    November 30

    No. 261 - Natale: lavori in corso

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 261 - Natale: lavori in corso
    (Luca 2, 13-14)


    Sono sempre contento quando il Natale si avvicina. In primo luogo perché mi mette gioia il solo fatto che sia Natale, e in secondo luogo perché ne approfitto per ordinare e rimettere in sesto cose che durante l'anno ho trascurato. Prendete le finestre del nostro Drop-in Centre per esempio. Durante il giorno accogliamo i ragazzi di strada: facciamo un po' di scuola informale, preghiamo, giochiamo. Uno dei giochi consiste nel tirare palline da tennis contro il muro della casa e riprenderle nelle maniere più svariate. Nei muri ci sono le finestre, e nelle finestre ci sono i vetri, giusto? Vabbé, a me è capitato di tirare la pallina contro il vetro invece che contro il muro, e ho rotto il vetro. Ed era da un pezzo che mi dicevo: "Domani lo faccio riparare" - poi, per un motivo o per l'altro, finivo per rimandare. Ma adesso Natale sta arrivando e la finestra è stata riparata. Sembra che prima di Natale ci sia sempre qualcosa di rotto in giro per casa. Forse ci sono alcune cose che hanno
    bisogno di essere riparate prima di Natale anche nella tua vita.

    Dio te lo dice al capitolo 2 del vangelo di Luca, nei versetti 13 e 14 - proprio con quello che è successo nel primo Natale. Sono versetti che conosci bene: «E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"». Hai capito perché Gesù è venuto? In cielo fanno festa perché Gesù è venuto a portare pace sulla terra.

    Forse non si può proprio applicare la parola "pace" alla relazione che hai con qualche persona in questo Natale. Non dirmi che non ti viene in mente nessuno. Hai rotto con qualcuno o qualcuno ha interrotto i rapporti con te. C'è stato qualcuno che ti ha ferito oppure tu hai ferito qualcuno. Forse qualcuno ti ha messo da parte, ti ha tradito, si è rivoltato contro di te, ti ha calunniato, ti ha deluso. O forse sei stato tu il feritore e gli altri si stanno allontanando da te. Natale è alle porte, ma in quell'angolo oscuro della tua vita non c'è posto per quella pace che Cristo ti viene a portare. Questo è il tempo adatto per riparare quello che è stato infranto. Non credere che col tempo i problemi diminuiranno. Non credere che in futuro ti sarà più facile. Più aspetti più la situazione peggiora.

    A Natale i cuori si addolciscono, la gente abbassa la guardia. Se c'è un momento adatto per riallacciare i rapporti, è questo. Allora, sei deciso a prendere l'iniziativa per primo - l'iniziativa che guarisce, l'iniziativa della pace? Scrivi quella lettera, se è quello che serve perché i muri caschino. Telefona a quella persona. Fai un regalo a quel tale, se pensi che possa ricostruire il ponte tra te e lui. Ammetti gli errori, se ce ne sono stati da parte tua. Cerca un nuovo inizio e di': "Dai, adesso ripartiamo". Se non lo fai, cosa succede? Ecco quello che Dio ti dice: «Vigilate che nessuno venga meno alla grazia di Dio. Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati» (Ebrei 12,15). Forse quella radice velenosa in questo periodo sta crescendo dentro di te e ti avvelena la vita. Infetterà altre persone e ti perderai le benedizioni che Dio vuol darti in questo Natale, perché la grazia di Dio e il tuo risentimento non possono coesistere.
    Comincia in ginocchio questa battaglia per il perdono, per la tua guarigione interiore - e inizia tu per primo a riconoscere i tuoi errori andandoti a confessare. E poi guarda ai bisogni della persona che ti ha ferito, e non alle sue azioni. Forse ti ha fatto del male perché a sua volta ha ricevuto del male. Guarda a loro come a delle persone che hanno il cuore ferito, non come coloro che hanno ferito il tuo. E poi vai a ricevere nella Comunione Colui che per primo ti ha perdonato. Prima della Comunione prega con le parole del Padre nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". La Parola di Dio ti ricorda: «Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi» (Colossesi 3,13). E poi fa' la Comunione per quelle persone che sono la causa della tua sofferenza, e chiedi a Dio che cambi il tuo cuore nei loro confronti. Essi possono accettare o no di ristabilire la relazione, ma tu hai fatto quello che è giusto.

    Molto probabilmente questo segnerà l'inizio di un capitolo nuovo e migliore della tua vita. Una finestra può essere bellissima e pulitissima, ma un vetro rotto rovina tutto. Riparalo prima di Natale e ti godrai la pace che viene dal sapere che stai vivendo il Natale per cui in Cielo gli angeli hanno fatto festa!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    No. 261 - Natale: lavori in corso

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 261 - Natale: lavori in corso
    (Luca 2, 13-14)


    Sono sempre contento quando il Natale si avvicina. In primo luogo perché mi mette gioia il solo fatto che sia Natale, e in secondo luogo perché ne approfitto per ordinare e rimettere in sesto cose che durante l'anno ho trascurato. Prendete le finestre del nostro Drop-in Centre per esempio. Durante il giorno accogliamo i ragazzi di strada: facciamo un po' di scuola informale, preghiamo, giochiamo. Uno dei giochi consiste nel tirare palline da tennis contro il muro della casa e riprenderle nelle maniere più svariate. Nei muri ci sono le finestre, e nelle finestre ci sono i vetri, giusto? Vabbé, a me è capitato di tirare la pallina contro il vetro invece che contro il muro, e ho rotto il vetro. Ed era da un pezzo che mi dicevo: "Domani lo faccio riparare" - poi, per un motivo o per l'altro, finivo per rimandare. Ma adesso Natale sta arrivando e la finestra è stata riparata. Sembra che prima di Natale ci sia sempre qualcosa di rotto in giro per casa. Forse ci sono alcune cose che hanno
    bisogno di essere riparate prima di Natale anche nella tua vita.

    Dio te lo dice al capitolo 2 del vangelo di Luca, nei versetti 13 e 14 - proprio con quello che è successo nel primo Natale. Sono versetti che conosci bene: «E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"». Hai capito perché Gesù è venuto? In cielo fanno festa perché Gesù è venuto a portare pace sulla terra.

    Forse non si può proprio applicare la parola "pace" alla relazione che hai con qualche persona in questo Natale. Non dirmi che non ti viene in mente nessuno. Hai rotto con qualcuno o qualcuno ha interrotto i rapporti con te. C'è stato qualcuno che ti ha ferito oppure tu hai ferito qualcuno. Forse qualcuno ti ha messo da parte, ti ha tradito, si è rivoltato contro di te, ti ha calunniato, ti ha deluso. O forse sei stato tu il feritore e gli altri si stanno allontanando da te. Natale è alle porte, ma in quell'angolo oscuro della tua vita non c'è posto per quella pace che Cristo ti viene a portare. Questo è il tempo adatto per riparare quello che è stato infranto. Non credere che col tempo i problemi diminuiranno. Non credere che in futuro ti sarà più facile. Più aspetti più la situazione peggiora.

    A Natale i cuori si addolciscono, la gente abbassa la guardia. Se c'è un momento adatto per riallacciare i rapporti, è questo. Allora, sei deciso a prendere l'iniziativa per primo - l'iniziativa che guarisce, l'iniziativa della pace? Scrivi quella lettera, se è quello che serve perché i muri caschino. Telefona a quella persona. Fai un regalo a quel tale, se pensi che possa ricostruire il ponte tra te e lui. Ammetti gli errori, se ce ne sono stati da parte tua. Cerca un nuovo inizio e di': "Dai, adesso ripartiamo". Se non lo fai, cosa succede? Ecco quello che Dio ti dice: «Vigilate che nessuno venga meno alla grazia di Dio. Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati» (Ebrei 12,15). Forse quella radice velenosa in questo periodo sta crescendo dentro di te e ti avvelena la vita. Infetterà altre persone e ti perderai le benedizioni che Dio vuol darti in questo Natale, perché la grazia di Dio e il tuo risentimento non possono coesistere.
    Comincia in ginocchio questa battaglia per il perdono, per la tua guarigione interiore - e inizia tu per primo a riconoscere i tuoi errori andandoti a confessare. E poi guarda ai bisogni della persona che ti ha ferito, e non alle sue azioni. Forse ti ha fatto del male perché a sua volta ha ricevuto del male. Guarda a loro come a delle persone che hanno il cuore ferito, non come coloro che hanno ferito il tuo. E poi vai a ricevere nella Comunione Colui che per primo ti ha perdonato. Prima della Comunione prega con le parole del Padre nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". La Parola di Dio ti ricorda: «Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi» (Colossesi 3,13). E poi fa' la Comunione per quelle persone che sono la causa della tua sofferenza, e chiedi a Dio che cambi il tuo cuore nei loro confronti. Essi possono accettare o no di ristabilire la relazione, ma tu hai fatto quello che è giusto.

    Molto probabilmente questo segnerà l'inizio di un capitolo nuovo e migliore della tua vita. Una finestra può essere bellissima e pulitissima, ma un vetro rotto rovina tutto. Riparalo prima di Natale e ti godrai la pace che viene dal sapere che stai vivendo il Natale per cui in Cielo gli angeli hanno fatto festa!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    No. 261 - Natale: lavori in corso

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 261 - Natale: lavori in corso
    (Luca 2, 13-14)


    Sono sempre contento quando il Natale si avvicina. In primo luogo perché mi mette gioia il solo fatto che sia Natale, e in secondo luogo perché ne approfitto per ordinare e rimettere in sesto cose che durante l'anno ho trascurato. Prendete le finestre del nostro Drop-in Centre per esempio. Durante il giorno accogliamo i ragazzi di strada: facciamo un po' di scuola informale, preghiamo, giochiamo. Uno dei giochi consiste nel tirare palline da tennis contro il muro della casa e riprenderle nelle maniere più svariate. Nei muri ci sono le finestre, e nelle finestre ci sono i vetri, giusto? Vabbé, a me è capitato di tirare la pallina contro il vetro invece che contro il muro, e ho rotto il vetro. Ed era da un pezzo che mi dicevo: "Domani lo faccio riparare" - poi, per un motivo o per l'altro, finivo per rimandare. Ma adesso Natale sta arrivando e la finestra è stata riparata. Sembra che prima di Natale ci sia sempre qualcosa di rotto in giro per casa. Forse ci sono alcune cose che hanno
    bisogno di essere riparate prima di Natale anche nella tua vita.

    Dio te lo dice al capitolo 2 del vangelo di Luca, nei versetti 13 e 14 - proprio con quello che è successo nel primo Natale. Sono versetti che conosci bene: «E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"». Hai capito perché Gesù è venuto? In cielo fanno festa perché Gesù è venuto a portare pace sulla terra.

    Forse non si può proprio applicare la parola "pace" alla relazione che hai con qualche persona in questo Natale. Non dirmi che non ti viene in mente nessuno. Hai rotto con qualcuno o qualcuno ha interrotto i rapporti con te. C'è stato qualcuno che ti ha ferito oppure tu hai ferito qualcuno. Forse qualcuno ti ha messo da parte, ti ha tradito, si è rivoltato contro di te, ti ha calunniato, ti ha deluso. O forse sei stato tu il feritore e gli altri si stanno allontanando da te. Natale è alle porte, ma in quell'angolo oscuro della tua vita non c'è posto per quella pace che Cristo ti viene a portare. Questo è il tempo adatto per riparare quello che è stato infranto. Non credere che col tempo i problemi diminuiranno. Non credere che in futuro ti sarà più facile. Più aspetti più la situazione peggiora.

    A Natale i cuori si addolciscono, la gente abbassa la guardia. Se c'è un momento adatto per riallacciare i rapporti, è questo. Allora, sei deciso a prendere l'iniziativa per primo - l'iniziativa che guarisce, l'iniziativa della pace? Scrivi quella lettera, se è quello che serve perché i muri caschino. Telefona a quella persona. Fai un regalo a quel tale, se pensi che possa ricostruire il ponte tra te e lui. Ammetti gli errori, se ce ne sono stati da parte tua. Cerca un nuovo inizio e di': "Dai, adesso ripartiamo". Se non lo fai, cosa succede? Ecco quello che Dio ti dice: «Vigilate che nessuno venga meno alla grazia di Dio. Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati» (Ebrei 12,15). Forse quella radice velenosa in questo periodo sta crescendo dentro di te e ti avvelena la vita. Infetterà altre persone e ti perderai le benedizioni che Dio vuol darti in questo Natale, perché la grazia di Dio e il tuo risentimento non possono coesistere.
    Comincia in ginocchio questa battaglia per il perdono, per la tua guarigione interiore - e inizia tu per primo a riconoscere i tuoi errori andandoti a confessare. E poi guarda ai bisogni della persona che ti ha ferito, e non alle sue azioni. Forse ti ha fatto del male perché a sua volta ha ricevuto del male. Guarda a loro come a delle persone che hanno il cuore ferito, non come coloro che hanno ferito il tuo. E poi vai a ricevere nella Comunione Colui che per primo ti ha perdonato. Prima della Comunione prega con le parole del Padre nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". La Parola di Dio ti ricorda: «Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi» (Colossesi 3,13). E poi fa' la Comunione per quelle persone che sono la causa della tua sofferenza, e chiedi a Dio che cambi il tuo cuore nei loro confronti. Essi possono accettare o no di ristabilire la relazione, ma tu hai fatto quello che è giusto.

    Molto probabilmente questo segnerà l'inizio di un capitolo nuovo e migliore della tua vita. Una finestra può essere bellissima e pulitissima, ma un vetro rotto rovina tutto. Riparalo prima di Natale e ti godrai la pace che viene dal sapere che stai vivendo il Natale per cui in Cielo gli angeli hanno fatto festa!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

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    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 261 - Natale: lavori in corso
    (Luca 2, 13-14)


    Sono sempre contento quando il Natale si avvicina. In primo luogo perché mi mette gioia il solo fatto che sia Natale, e in secondo luogo perché ne approfitto per ordinare e rimettere in sesto cose che durante l'anno ho trascurato. Prendete le finestre del nostro Drop-in Centre per esempio. Durante il giorno accogliamo i ragazzi di strada: facciamo un po' di scuola informale, preghiamo, giochiamo. Uno dei giochi consiste nel tirare palline da tennis contro il muro della casa e riprenderle nelle maniere più svariate. Nei muri ci sono le finestre, e nelle finestre ci sono i vetri, giusto? Vabbé, a me è capitato di tirare la pallina contro il vetro invece che contro il muro, e ho rotto il vetro. Ed era da un pezzo che mi dicevo: "Domani lo faccio riparare" - poi, per un motivo o per l'altro, finivo per rimandare. Ma adesso Natale sta arrivando e la finestra è stata riparata. Sembra che prima di Natale ci sia sempre qualcosa di rotto in giro per casa. Forse ci sono alcune cose che hanno
    bisogno di essere riparate prima di Natale anche nella tua vita.

    Dio te lo dice al capitolo 2 del vangelo di Luca, nei versetti 13 e 14 - proprio con quello che è successo nel primo Natale. Sono versetti che conosci bene: «E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"». Hai capito perché Gesù è venuto? In cielo fanno festa perché Gesù è venuto a portare pace sulla terra.

    Forse non si può proprio applicare la parola "pace" alla relazione che hai con qualche persona in questo Natale. Non dirmi che non ti viene in mente nessuno. Hai rotto con qualcuno o qualcuno ha interrotto i rapporti con te. C'è stato qualcuno che ti ha ferito oppure tu hai ferito qualcuno. Forse qualcuno ti ha messo da parte, ti ha tradito, si è rivoltato contro di te, ti ha calunniato, ti ha deluso. O forse sei stato tu il feritore e gli altri si stanno allontanando da te. Natale è alle porte, ma in quell'angolo oscuro della tua vita non c'è posto per quella pace che Cristo ti viene a portare. Questo è il tempo adatto per riparare quello che è stato infranto. Non credere che col tempo i problemi diminuiranno. Non credere che in futuro ti sarà più facile. Più aspetti più la situazione peggiora.

    A Natale i cuori si addolciscono, la gente abbassa la guardia. Se c'è un momento adatto per riallacciare i rapporti, è questo. Allora, sei deciso a prendere l'iniziativa per primo - l'iniziativa che guarisce, l'iniziativa della pace? Scrivi quella lettera, se è quello che serve perché i muri caschino. Telefona a quella persona. Fai un regalo a quel tale, se pensi che possa ricostruire il ponte tra te e lui. Ammetti gli errori, se ce ne sono stati da parte tua. Cerca un nuovo inizio e di': "Dai, adesso ripartiamo". Se non lo fai, cosa succede? Ecco quello che Dio ti dice: «Vigilate che nessuno venga meno alla grazia di Dio. Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati» (Ebrei 12,15). Forse quella radice velenosa in questo periodo sta crescendo dentro di te e ti avvelena la vita. Infetterà altre persone e ti perderai le benedizioni che Dio vuol darti in questo Natale, perché la grazia di Dio e il tuo risentimento non possono coesistere.
    Comincia in ginocchio questa battaglia per il perdono, per la tua guarigione interiore - e inizia tu per primo a riconoscere i tuoi errori andandoti a confessare. E poi guarda ai bisogni della persona che ti ha ferito, e non alle sue azioni. Forse ti ha fatto del male perché a sua volta ha ricevuto del male. Guarda a loro come a delle persone che hanno il cuore ferito, non come coloro che hanno ferito il tuo. E poi vai a ricevere nella Comunione Colui che per primo ti ha perdonato. Prima della Comunione prega con le parole del Padre nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". La Parola di Dio ti ricorda: «Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi» (Colossesi 3,13). E poi fa' la Comunione per quelle persone che sono la causa della tua sofferenza, e chiedi a Dio che cambi il tuo cuore nei loro confronti. Essi possono accettare o no di ristabilire la relazione, ma tu hai fatto quello che è giusto.

    Molto probabilmente questo segnerà l'inizio di un capitolo nuovo e migliore della tua vita. Una finestra può essere bellissima e pulitissima, ma un vetro rotto rovina tutto. Riparalo prima di Natale e ti godrai la pace che viene dal sapere che stai vivendo il Natale per cui in Cielo gli angeli hanno fatto festa!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    No. 261 - Natale: lavori in corso

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 261 - Natale: lavori in corso
    (Luca 2, 13-14)


    Sono sempre contento quando il Natale si avvicina. In primo luogo perché mi mette gioia il solo fatto che sia Natale, e in secondo luogo perché ne approfitto per ordinare e rimettere in sesto cose che durante l'anno ho trascurato. Prendete le finestre del nostro Drop-in Centre per esempio. Durante il giorno accogliamo i ragazzi di strada: facciamo un po' di scuola informale, preghiamo, giochiamo. Uno dei giochi consiste nel tirare palline da tennis contro il muro della casa e riprenderle nelle maniere più svariate. Nei muri ci sono le finestre, e nelle finestre ci sono i vetri, giusto? Vabbé, a me è capitato di tirare la pallina contro il vetro invece che contro il muro, e ho rotto il vetro. Ed era da un pezzo che mi dicevo: "Domani lo faccio riparare" - poi, per un motivo o per l'altro, finivo per rimandare. Ma adesso Natale sta arrivando e la finestra è stata riparata. Sembra che prima di Natale ci sia sempre qualcosa di rotto in giro per casa. Forse ci sono alcune cose che hanno
    bisogno di essere riparate prima di Natale anche nella tua vita.

    Dio te lo dice al capitolo 2 del vangelo di Luca, nei versetti 13 e 14 - proprio con quello che è successo nel primo Natale. Sono versetti che conosci bene: «E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"». Hai capito perché Gesù è venuto? In cielo fanno festa perché Gesù è venuto a portare pace sulla terra.

    Forse non si può proprio applicare la parola "pace" alla relazione che hai con qualche persona in questo Natale. Non dirmi che non ti viene in mente nessuno. Hai rotto con qualcuno o qualcuno ha interrotto i rapporti con te. C'è stato qualcuno che ti ha ferito oppure tu hai ferito qualcuno. Forse qualcuno ti ha messo da parte, ti ha tradito, si è rivoltato contro di te, ti ha calunniato, ti ha deluso. O forse sei stato tu il feritore e gli altri si stanno allontanando da te. Natale è alle porte, ma in quell'angolo oscuro della tua vita non c'è posto per quella pace che Cristo ti viene a portare. Questo è il tempo adatto per riparare quello che è stato infranto. Non credere che col tempo i problemi diminuiranno. Non credere che in futuro ti sarà più facile. Più aspetti più la situazione peggiora.

    A Natale i cuori si addolciscono, la gente abbassa la guardia. Se c'è un momento adatto per riallacciare i rapporti, è questo. Allora, sei deciso a prendere l'iniziativa per primo - l'iniziativa che guarisce, l'iniziativa della pace? Scrivi quella lettera, se è quello che serve perché i muri caschino. Telefona a quella persona. Fai un regalo a quel tale, se pensi che possa ricostruire il ponte tra te e lui. Ammetti gli errori, se ce ne sono stati da parte tua. Cerca un nuovo inizio e di': "Dai, adesso ripartiamo". Se non lo fai, cosa succede? Ecco quello che Dio ti dice: «Vigilate che nessuno venga meno alla grazia di Dio. Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati» (Ebrei 12,15). Forse quella radice velenosa in questo periodo sta crescendo dentro di te e ti avvelena la vita. Infetterà altre persone e ti perderai le benedizioni che Dio vuol darti in questo Natale, perché la grazia di Dio e il tuo risentimento non possono coesistere.
    Comincia in ginocchio questa battaglia per il perdono, per la tua guarigione interiore - e inizia tu per primo a riconoscere i tuoi errori andandoti a confessare. E poi guarda ai bisogni della persona che ti ha ferito, e non alle sue azioni. Forse ti ha fatto del male perché a sua volta ha ricevuto del male. Guarda a loro come a delle persone che hanno il cuore ferito, non come coloro che hanno ferito il tuo. E poi vai a ricevere nella Comunione Colui che per primo ti ha perdonato. Prima della Comunione prega con le parole del Padre nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". La Parola di Dio ti ricorda: «Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi» (Colossesi 3,13). E poi fa' la Comunione per quelle persone che sono la causa della tua sofferenza, e chiedi a Dio che cambi il tuo cuore nei loro confronti. Essi possono accettare o no di ristabilire la relazione, ma tu hai fatto quello che è giusto.

    Molto probabilmente questo segnerà l'inizio di un capitolo nuovo e migliore della tua vita. Una finestra può essere bellissima e pulitissima, ma un vetro rotto rovina tutto. Riparalo prima di Natale e ti godrai la pace che viene dal sapere che stai vivendo il Natale per cui in Cielo gli angeli hanno fatto festa!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    INCONTRI CON LA PAROLA


    =============================================
                 IN QUESTO NUMERO
    =============================================

    ==>  Da don Luciano
    1.   I FATTI DELLA VITA - "Il cielo di Jeremy"
    2.   ZOOM - Le foto di Harambee
    3.   NERO SU BIANCO - "La ricchezza di Welcome to the Family: le persone della Famiglia!"
    4.   TAM TAM - Aggiornamenti e novità dalla Famiglia
    5.   COME AIUTARCI - Entra anche tu a far parte della Famiglia
    ==>  Per iscriversi o disdire Harambee
    ==>  Per contattarci
        

    =================================================
    --------------> Da don Luciano <-----------------                  
       
    =================================================
        
    Carissimi amici e amiche,

       pace e bene a mani piene!

    Stamattina, mentre facevo la riunione al Boys Ranch con gli houseparents, ho lasciato la porta aperta per godermi lo spettacolo delle nostre pecore che brucano. Poi la cosa più bella, in un attimo - una delle pecore ha partorito. Ho fermato la riunione e siamo andati a goderci lo spettacolo. L'agnellino succhiava vigorosamente alle mammelle della madre, ancora malfermo sulle gambe.

    Mi è venuto di pensare alla nostra vita. Anche noi, come quel piccolo agnello, ci siamo sbucciati le ginocchia per imparare a camminare e inciampavamo e cadevamo. Ma sono state quelle ferite sulle gambe malferme della nostra infanzia che ci permettono ora di camminare e correre lungo le strade della vita - certi che le nostre gambe reggeranno il passo. Le ferite ci fanno crescere, anche se spesso ci mortificano. Questo è il modo di procedere della vita.

    I miei figli al Boys Ranch e le mie figlie al Calabrian Shelter di ferite nella vita ne hanno ricevuto tante, e sono cresciuti troppo in fretta. In questo numero di Harambee vi racconto la storia di Jeremy - il nome è naturalmente fittizio, trattandosi di un minore. Sta lentamente imparando a camminare, adesso inciampa ormai di rado.

    Per i nuovi amici che ancora non ci conoscono, ricordo che Harambee è il notiziario dell'associazione WELCOME TO THE FAMILY che lavora in Kenya con i ragazzi di strada (nel Drop-in Centre e nel Boys Ranch) e le bambine vittime di abuso sessuale (nel Calabrian Shelter).

    Ringrazio di cuore tutti i nostri benefattori, che sono stati generosi strumenti della Provvidenza. Siete nelle preghiere quotidiane mie e dei miei ragazzi.

    Un Santo Natale a tutti voi!

    Che Dio vi benedica!

    don Luciano
    <
    incontri@myrealbox.com>



    =====================================================
    1.    I FATTI DELLA VITA
            Storie dalla missione... la gente, la vita
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    "IL CIELO DI JEREMY"
    Canto notturno di un ragazzo errante dell'Africa


    Lo avevo avvicinato in una delle basi dove i ragazzi di strada si raggruppano di notte per dormire. Jeremy era là, naufrago tra le onde rabberciate di alcuni stracci usati come coperta, in una Nakuru graffiata appena dal ronzio squassato di qualche automobile. Non è semplice stravaganza quella di uscire di notte per andare a trovare i ragazzi di strada - nella notte carbone si conosce l'universo segreto del loro mondo e dei loro riti più che di giorno.

    Perché Jeremy sembra uscito dalla notte - il figlio della notte. Nessuno sa quando è nato, nemmeno sua nonna, rintracciata dopo qualche avventura in terre isolate del Kenya, tra una marmellata di tribù: lhuya, turkana, kalenjin, tugen. Erano da poco finiti gli scontri etnici, e l'houseparent che avevo mandato con Jeremy a braccare qualcuno della famiglia era pieno di paura. Jeremy sorride compiaciuto ricordando quei momenti: «L'houseparent diceva alla gente dei villaggi che attraversavamo: "Sono kikuyu, ma vi ho portato uno dei vostri ragazzi"». Era il suo lasciapassare.

    Stasera sono venuto al Boys Ranch per parlare con Jeremy. Anche se sono in ritardo, la notte non ha ancora spennellato di ombre i tetti delle baracche. «Allora Jeremy, che mi dici di casa tua?» Lui si concentra, come se si dovesse preparare a uno sforzo sovrumano: «Vivevo con mia nonna, in un villaggio nella foresta a circa 30 chilometri dal borgo più consistente. E' un posto di boschi e colline. Ci si arriva solo in motocicletta. La gente scende a piedi al borgo, ma chi ha soldi si fa trasportare sul sentiero dalla moto. Mia nonna ha avuto 10 figli, tra cui mio papà. Tra questi c'erano anche 3 figlie, ma sono morte tutte di aids».

    Dentro alla stanza si distende l'ala soverchiante del silenzio. Jeremy mi sta dicendo la verità. Forse non sa che nemmeno che la sua famiglia è tanto povera che i funerali di quelle 3 donne li ha pagati la carità della gente del villaggio. Continua: «Una delle mie zie aveva un figlio, e allora mia nonna l'ha preso con lei. Così eravamo in 3 ragazzi: io, mio fratello più piccolo e mio cugino». Ho visto la foto della nonna, una feritoia di rughe.

    «Che facevi a casa?» Per qualche istante rimane muto, lo sguardo sbiadito. «Io ho all'incirca 14 anni - almeno così dice mia nonna - ma la scuola non l'ho mai vista neanche da lontano. Portavo le mucche e le pecore degli altri al pascolo. Ma a casa c'era poco da mangiare. Due anni fa, con altri due amici, abbiamo rubato un sacco di grano e lo abbiamo venduto. Volevamo riempirci la pancia. Ma il padrone ci ha denunciati e avevo paura che la polizia mi mettesse in prigione. Allora sono scappato, mi fermavo un po' qua e un po' là».

    A Nakuru Jeremy arriva al capolinea del suo viaggio nella notte. Si mischia ai ragazzi di strada. Lentamente, inesorabilmente, con la stessa invisibile naturalezza dell'erba che cresce o dei capelli che cadono, lui mette da parte la sua dignità. E questa diminuzione nella scala dei valori e, ancor prima, dell'istinto, via via si consolida in Jeremy fino a trasformarsi in totale sporcizia e pigrizia. Jeremy è con noi sin dai primi tempi, da quando Welcome to the Family muoveva i primi passi in un bugigattolo affittato vicino al mercato, e subito ci aveva colpiti per quanto era sporco e pigro. Ma gli era rimasto un animo timido, malleabile. E' stata la sua salvezza.

    Lo incalzo con una domanda più facile: «Com'è stato il viaggio e il ritorno al villaggio?» Chiude gli occhi come per rivivere quel momento. Tornare tra i boschi di quelle colline è stato insieme balsamico e doloroso per Jeremy. «Ci abbiamo messo più di 12 ore per arrivare. Quando siamo arrivati al villaggio la gente mi salutava e mi diceva: "Sei venuto a farti circoncidere?" Perché io devo farmi circoncidere nel mio villaggio, altrimenti la gente mi chiamerà codardo. Mia nonna abita un po' fuori. Quando l'ho rivista ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. Era da due anni che non ci vedevamo».

    Una pioggia lieve ora picchietta sulle foglie di lamiera della baracca del Boys Ranch. Senza che glielo chieda, Jeremy rantola fuori in un brontolio ingolfato: «L'houseparent te lo avrà già detto com'è la casa di mia nonna...» Sì, lo so già. Una capanna di "matope" (=fango) col tetto di erbe. Due metri per tre al massimo, con quattro persone che ci vivevano dentro - da quando Jeremy se ne è andato sono diventate tre. L'unica mobilia: due sgabelli e niente altro, neanche il letto o una coperta. Per illuminare la notte hanno il "koroboi", una lattina di fagioli con lo stoppino dentro. Miseria assoluta. I due nipoti che abitano con la nonna sono senza scarpe; vanno a scuola scalzi. Naturalmente neanche la nonna possiede un paio di scarpe. Non credo che in vita loro abbiano mai mangiato abbastanza da togliersi la fame. Quando l'houseparent è tornato a Nakuru, la nonna voleva affidargli anche gli altri due nipoti - almeno avrebbero mangiato e studiato.

    La pioggia ora incalza, scalciando con ritmo soffice ma deciso, e il cielo, con il picchiare dei suoi scrosci, ha il colore del ferro livido. «Jeremy, mi avevi promesso che un giorno mi avresti parlato della tua famiglia...» Rimane immobile per alcuni istanti. Le labbra schiuse in un sorriso forzato, gli occhi spalancati; un'espressione di estasiato agghiaccio che gli vedo spesso. «Mio papà è un ubriacone e un poco di buono. Veniva a casa da mia nonna solo quando era malato. Voleva soldi, e se non glieli dava la picchiava. Quando sono scappato di casa mia nonna mi ha detto che è stata picchiata da mio papà. Mentre la picchiava diceva: "Perché hai venduto mio figlio?" Ma lui non si è mai interessato di me. Mia mamma l'ha lasciato quando avevo 2 anni, portandosi via mia sorella di pochi mesi. Nella nostra tribù il figlio appartiene al padre, la figlia alla madre. Non so più niente di mia madre e di mia sorella. Non so se sono vive o morte».

    La pioggia si fa all'improvviso più arrogante e rabbiosa. La sento bussare sui tetti di lamiera del Boys Ranch, attaccarsi ai capelli della città sigillata dalla notte, ai teloni di plastica in cui si avvolgono i ragazzi di strada, sulle grate del carcere minorile, sulle saracinesce sbarrate dei negozi. Spero che lavi via tutte le sozzure del mondo.



    =====================================================
    2.    ZOOM
            Le foto di Harambee
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    CALABRIAN SHELTER
    La malandata connessione internet non mi permette di caricare foto pesanti. Ecco un'immagine del Calabrian Shelter, la casa delle bambine vittime di abusi sessuali o bisognose di una struttura protetta. Un grazie enorme alla Provvidenza che ci ha permesso di costruirla tramite la generosità di persone buone. Sappiate che è una casa che ha al suo interno un cuore caldo e pulsante: la bellissima famiglia delle bambine!

    [--> Per vedere le foto, clicca questo link:
    <
    http://www.lbreda.com/harambee/bin/hara_04.jpg>]



    * * * * * * * * * PENSACI* * * * * * * * * * * * * *

    >>> Chiacchere di strada <<<

    Sulla strada ho incontrato gli amici che mi hanno insegnato i trucchi per sopravvivere. Il primo è non dire mai la verità, soprattutto il tuo nome e da dove vieni. No, gli altri trucchi non te li posso dire.

      --Ezekiel (14 anni)

    * * * * * * * * * PENSACI* * * * * * * * * * * * * *


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    3.    NERO SU BIANCO
            Per non cadere nell'indifferenza
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    >>> La ricchezza di Welcome to the Family: le persone della Famiglia! <<<

    A Welcome to the Family ci siamo dati delle mete semestrali. Il secondo semestre del 2008 era dedicato a consolidare il Calabrian Shelter, la casa-famiglia delle bambine vittime di abusi sessuali.

    E per il 2009? Il primo semestre del 2009 ci vedrà impegnati nella formazione spirituale e nella preparazione professionale dei nostri operatori. Certo, mancano ancora molte strutture per poter lavorare bene, ma il minimo indispensabile - grazie a Dio - ce l'abbiamo. Quindi adesso è il momento di mettere mano alla formazione del personale, per dare un servizio sempre più qualificato ai nostri bambini e alle nostre bambine. Già qualcosa abbiamo fatto in passato nel campo della formazione, ma a quel tempo le priorità erano altre, bisognava cominciare le attività.

    Nel primo semestre del 2009 ci si concentrerà sulla:

    1. FORMAZIONE SPIRITUALE: Welcome to the Family ha una chiara e netta impostazione cristiana. La preghiera e la condivisione Parola di Dio sono parte quotidiana dell'orario di lavoro. La priorità di questo semestre sarà il consolidamento della vita di fede degli operatori.

    2. FORMAZIONE ALLA "VISION AND MISSION" DI WELCOME TO THE FAMILY: La priorità di questo semestre sarà l'interiorizzazione dei 5 principi che alimentano Welcome to the Family: a) la paternità di Dio; b) l'abbandono alla Provvidenza; c) la scelta dei poveri; d) la preghiera; e) il nascondimento.

    3. FORMAZIONE PROFESSIONALE: i nostri operatori sono meravigliosi e pieni di buona volontà, ma devono essere preparati professionalmente (corsi di counselling, di psicologia dell'età evolutiva, su come fare un budget, di pronto soccorso, ecc.), in modo da rendere un servizio sempre più qualificato ai ragazzi che serviamo. La priorità di questo semestre sarà far loro frequentare dei corsi professionalizzanti.

    Tutti sanno che la vera ricchezza di una ditta non è tanto il capitale che ha a disposizione quanto la professionalità dei suoi dipendenti. Ma nel nostro caso questa non ha riscontro visibile, almeno per chi sta in Italia. Per esempio, se qualcuno ci aiuta a costruire il Calabrian Shelter ha un riscontro visibile del suo aiuto: una casa. Può vedere la foto o venirla a vedere di persona. Ma se qualcuno ci aiuta a formare il personale di Welcome to the Family non ha alcun riscontro visibile.

    Ma questo non ci scoraggia. Noi andiamo avanti con fiducia nel Signore e nella Madonna. Sanno quello di cui i loro figli hanno bisogno e provvederanno.


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    4.    TAM TAM
            Aggiornamenti e novità dalla Famiglia
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    In ottobre è arrivato Giampietro, un giovane di 30 anni da Bergamo. Si fermerà con noi per 2 anni, a lavorare per Welcome to the Family. Giampietro ha conosciuto le nostre attività nel Natale dell'anno scorso, quando è venuto a trovarci dall'Uganda, dove lavorava come volontario per una Ong italiana. Gli è piaciuto quello che stiamo facendo e ha chiesto di far parte della Family.

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    I ragazzi del Boys Ranch hanno appena terminato uno strepitoso anno scolastico nella vicina scuola pubblica. Primi della loro classe in alcuni casi, e gli altri quasi tutti tra i primissimi. Uno di loro ha ricevuto un premio speciale da parte della sua insegnante, che conosceva la sua storia. Era scappato di casa perché non accettato dalla famiglia, che lo riteneva un idiota. Ora "l'idiota" è stato tra i migliori della sua classe. Cosa vuol dire avere un po' di amore e di pazienza...

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    Felicità e tristezza insieme, è quello che provo in questo periodo. Perché felicità? Perché quasi tutti i nostri ragazzi lasceranno il Boys Ranch. Hanno concluso il periodo di riabilitazione, confortati anche dal successo dell'impegno scolastico, e torneranno alle loro famiglie (parenti) o in istituzioni che garantiranno loro il proseguimento degli studi. Sono entrati al Boys Ranch che erano ragazzi di strada, ne escono ora completamente cambiati. Questo per noi significa missione compiuta. Ma sono anche triste: ho diviso con loro una parte bella e intensa della mia vita, li considero come figli e mi dispiace "perderli".

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    Le bambine del Calabrian Shelter sono la mia boccata d'ossigeno quotidiana. Mettono gioia solo al vederle. Sono l'incarnazione di quello che sogno sia Welcome to the Family. Merito anche delle 2 brave housemothers che vivono con loro, alternandosi. E' la stessa impressione di gioia che hanno anche gli ospiti che vengono a visitarci. Questo novembre sono venute un'italiana che vive in Uganda e una ragazza dall'Estonia; hanno passato 3 giorni al Calabrian Shelter. Cominciamo a essere internazionali!



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    5.    COME AIUTARCI
            Entra anche tu a far parte della Famiglia
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    Vi chiedo preghiere per i ragazzi del Boys Ranch che rientreranno in famiglia (quasi tutti presso dei parenti) o che andranno in altre istituzioni. E' un momento importante e delicato della loro vita, e vanno sostenuti con la forza di Dio.

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    Fateci la carità di offrire qualche sacrificio per il Drop-in Centre, il centro diurno di attività con i ragazzi di strada. Adesso ha il difficile compito di tornare a riempire di ragazzi il Boys Ranch. Non è facile, ma la carità e la preghiera ottengono tutto, e a noi la volontà di lavorare non manca!

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    Vi chiedo di pregare per i bambini e le bambine del carcere minorile di Nakuru, che visitiamo quotidianamente. Se Dio vuole, alcuni di loro presto passeranno al Boys Ranch e al Calabrian Shelter. Ma non sempre è un passaggio facile, in quanto li accettiamo solo se riusciamo a rintracciare le loro famiglie. E a volte questo è particolarmente complicato.

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    Un modo per aiutarci è inoltrare via e-mail questo numero di Harambee ai tuoi amici. Facendolo, li aiuterai a rendersi conto che questa notte almeno un milione di bambini dormirà sulle strade, molti di loro saranno vittime di abusi di ogni tipo, dalla violenza sessuale a quella fisica, alla droga... Ma sapranno anche di piccole battaglie
    vinte nel silenzio. Grazie!

    [Chi è interessato a ricevere solo a Harambee e non Incontri con la Parola legga qui sotto: "Iscrizioni e Disdette"]


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    Bisogna amare i poveri, in essi continua a vivere Cristo fra noi.
    [...] La gioventù ha scritto in fronte: "Sono di chi mi piglia". Guai
    a noi! Quale tremenda responsabilità se non ce ne prendiamo cura.

       --san Giovanni Calabria

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    No. 260 - Chi ha bisogno di me oggi?

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 260 - Chi ha bisogno di me oggi?
    (2 Corinzi 5, 15)


    Mary, uso questo nome fittizio, era una giovane donna che ho incontrato in una delle parrocchie sparse per il mondo in cui ho lavorato. Veniva in parrocchia almeno due o tre volte alla settimana a parlare con i preti. Mary non si piaceva, si sentiva grassa e brutta. Nessun ragazzo le aveva mai dato un appuntamento, e non era in ottimi rapporti con i genitori. Ogni volta che veniva, l'argomento della conversazione era sempre lo stesso: quanto grandi fossero i suoi problemi e quanto si sentisse depressa. Un giorno le dissi: "Mary, non venirmi più a cercare fino a quando non farai quello che ti dico. Vai a cercarti un posto dove fare volontariato almeno una volta alla settimana. Fallo per un mese e poi vieni che ne parliamo". Era piuttosto titubante, ma lo fece.

    Frequentò il gruppo che assisteva gli anziani. Le assegnarono alcune persone - lei entrò nelle loro case e ascoltò le loro storie. Quando stava per lasciarli, immancabilmente chiedevano: "Tornerà ancora a trovarmi, signorina?" Bè, Mary mica aveva previsto di continuare. Ma le venne spontaneo rispondere: "Certo, la prossima settimana!" E ci andò fino alla fine del mese, e oltre - il gruppo anziani le divenne come una seconda pelle. Poi lasciai la parrocchia e non seppi più nulla di lei. Qualche anno più tardi ricevetti un invito a nozze: Mary si sposava. Una volta che aveva cominciato a vivere per delle persone che avevano bisogno di lei, Mary non veniva più molto da me a piangersi addosso. Non ne aveva più bisogno. Era troppo impegnata a rendere felice qualcuno.

    E' il problema del mostro che ci portiamo dentro: il mostro che si chiama "Io". Ossia la tendenza a pensare continuamente a noi stessi - ed era la ragione per cui Mary andava in depressione. Non c'è niente come le ferite e il dolore che hanno la capacità di trasformarci in persone centrate su noi stessi. Troppo spesso la nostra vita si riduce ai MIEI bisogni, ai MIEI interessi, ai MIEI problemi, ai MIEI impegni, ai MIEI sentimenti, alle MIE difficoltà. Ma una vita centrata su se stessi o sull'autocommiserarsi non è la ragione per cui Dio ci ha creati, specialmente se desideriamo appartenere a Gesù.

    Dio questo ce lo dice in modo molto chiaro in 2 Corinzi 5, 15. L'apostolo Paolo ci dice che «Egli [Gesù] è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro». Nota bene quel «non vivano più per se stessi». Forse è proprio questo che Dio tenta di dirti in questo periodo, perché magari non ti stai rendendo conto che il mostro "Io" che ti porti dentro sta impossessandosi gradatamente del tuo tempo, dei tuoi pensieri, della tua attenzione, delle tue preoccupazioni, dei tuoi discorsi.

    Mary, quando ha cominciato a spostare la sua attenzione sui bisogni degli altri piuttosto che sui suoi, ha imparato una cosa importante - che la più grande gratificazione che possiamo avere nella nostra vita è quando viviamo per gli altri. L'apostolo Paolo ci ricorda le «parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!» (Atti 20,35). Come a Natale, per esempio. Prova a pensare alla gioia che provi nel fare un regalo, che magari ti è costato del sacrificio, a qualcuno che ami. O pensa a quella volta che hai fatto uno sforzo per aiutare qualcuno che senza il tuo aiuto si sarebbe trovato in brutte acque. O al volontariato che hai fatto. E' ancora vivo in te quel profondo senso di appagamento che hai provato quando hai sacrificato qualcosa per servire qualcuno che aveva bisogno di te? I momenti d'oro della nostra vita non sono quelli in cui ci doniamo a noi stessi - sono quelli in cui ci doniamo agli altri!

    Così, se in questo periodo ti senti giù, forse dovresti provare a fare quello che ha fatto Mary - cercare qualcuno che ha bisogno di te, e fare il possibile per aiutarlo. Forse è un vicino indisponente o un collega di lavoro o un compagno di studi, qualcuno all'ospedale, uno che è senza lavoro, o uno della tua famiglia o del tuo gruppo in parrocchia. Il dolore che tu stai soffrendo può diventare lo strumento di cui Dio si serve per capire e incoraggiare qualcuno che sta attraversando la stessa valle oscura in cui tu ti sei trovato. Nessuno può capire e aiutare un ferito come chi è passato attraverso quelle stesse ferite - e tu sei la persona giusta.

    In tutta la sua vita - persino sulla croce - Gesù ha continuamente pensato agli altri. Se Lui è il tuo Signore, allora deve essere anche il centro della tua attenzione. Quando vivi la tua giornata chiedendoti: "Oggi, chi ha bisogno di me?", sei finalmente sfuggito dai tentacoli del mostro più deprimente che esista: il tuo "Io".
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    No. 259 - Pregare in formato "gigante"

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 259 - Pregare in formato "gigante"
    (Efesini 3, 20)


    Ebbene, ci eravamo tutti sbagliati. Infatti i libri di scienze che usavamo alle medie ci dicevano che ci sono intorno a noi 100 miliardi di galassie. Puntiamo gli occhi al cielo, guardiamo la meravigliosa Via Lattea, e vediamo la galassia in cui siamo immersi. Poi gli scienziati sono riusciti a mandare delle sonde spaziali alle soglie del nostro sistema solare - non è meraviglioso? Il nostro sistema solare non è che una piccola parte della nostra galassia - e ce ne sono 100 miliardi oltre a questa. No, mi sbaglio. Non ce ne sono 100 miliardi. Gli scienziati si erano ingannati e il telescopio Hubble ha fornito loro nuove informazioni. Cosa vuoi che siano solo 100 miliardi di galassie? Ce ne sono 125 miliardi di galassie! Non sforzarti nemmeno di cercare di capire.

    Quando vai al Mc Donald's ti chiedono se vuoi la Coca Cola o l'hamburger formato "normale" o "gigante" - "gigante" vuol dire che non ti accontenti delle cose normali, vuoi quelle super, quelle straordinarie. Io credo che sia arrivato per te il tempo di pregare in formato "gigante" - considerando la grandezza di Colui che stai pregando! E' Dio stesso che ci dice di farlo: «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno» (Ebrei 4,16). Il trono della grazia è quello che governa 125 miliardi di galassie! Preghi con tale assoluta fiducia?

    L'apostolo Paolo aveva capito la grandezza di Colui al quale ci rivolgiamo - e la grandezza che dovrebbe quindi avere la nostra preghiera. Nella lettera agli Efesini, al capitolo 3, cominciando dal versetto 14, Paolo è catturato dallo stupore per la grandezza di Dio: «Per questo, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio».

    Da un lato ci sei tu - un nulla, una creatura! Dall'altro un amore senza misure, una forza incomparabile. E tutto questo amore e questa potenza vengono riversati su coloro che appartengono a Gesù. Infatti, nel versetto seguente - il versetto 3,20 - Paolo così conclude: «A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen».

    Alle 3 del pomeriggio molti cristiani hanno la bella abitudine di pregare la Divina Misericordia. Bisognerebbe pregare alle 3,20 - ossia pregare con lo spirito di Efesini 3,20 - il che vuol dire dilatare la nostra preghiera quanto più possiamo, alla luce della promessa che Dio ci ha fatto, che Lui cioè «in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare». A volte mi viene da pensare a Dio che ascolta le nostre preghiere in cui Gli chiediamo di essere esauditi in formato "normale" e Lui invece pensa: "Ma perché non vuoi che ti serva un formato gigante?"

    Io penso che spessissimo noi ci dimentichiamo di quanto sia grande Colui che preghiamo - e ci ha dato addirittura la libertà di chiamarLo "Padre". Ogni sera, prima di andare a dormire, ho l'abitudine di guardare il meraviglioso cielo stellato del Kenya - e quella volta mi è venuto da pensare: "Padre, non ti sei accontentato di farmi superiore a 100 miliardi di galassie. Me ne hai aggiunto 25 miliardi in più!" Perché Dio per noi ama strafare. «Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, | la luna e le stelle che tu hai fissate, | che cosa è l'uomo perché te ne ricordi | e il figlio dell'uomo perché te ne curi? | Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, | di gloria e di onore lo hai coronato» (Salmo 8,4-6).

    Il Dio tuo Padre è Colui che è stato capace di creare 125 miliardi di galassie, è Colui che le tiene tutte sotto controllo - e la preghiera ti porta davanti a Lui, davanti alla sua santa e onnipotente presenza! Ed è tuo Padre stesso che ti dice di accostarti «con piena fiducia al trono della grazia» - non perché tu ne sia degno ma perché Gesù ha rimosso ogni ostacolo morendo in croce per te. Allora, perché le tue preghiere sono così timide? Quando è stata l'ultima volta che hai confidato così tanto in Dio da chiederGli una cosa così grande che solo Lui può fare? Dio stesso ti ha promesso: «Tutto è possibile per chi crede» (Marco 9,23).

    Dio ha molto più da darti di quanto tu sia disposto a chiederGli. Viviamo male perché preghiamo male, confidiamo poco. Prima di cominciare a lodarLo e a chiederGli qualcosa nella preghiera, fermati un attimo a pensare a quanto sia grande tuo Padre. Cambierà il formato della tua preghiera. Ti sentirai più umile. Ti sentirai riempito di riconoscente stupore. Ti sentirai più ardito nelle tue richieste. L'universo era più grande di quello che pensavamo - e il Dio che ha creato tutte quelle galassie in un istante è immensamente più grande di quanto tu possa persino tentare di immaginare. E' arrivato il momento che tu cominci a pregare in "formato gigante"!

    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    November 15

    CEDERE IL VOLANTE

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 257 - Cedere il volante
    (Giosuè 5, 13-14)


    L'ultima volta che sono entrato in un ipermercato in Italia ho visto una piccola fila di bambini davanti alle macchina da corsa. Mica quelle vere, ma quelle per bambini - quelle che pur essendo fissate su un piedistallo, fanno tutti i movimenti e i rumori e le luci come se fossero vere. Ai bambini pare di essere piloti di Formula 1 - è divertente, ma è solo fantasia. Certo, quelle macchine hanno un acceleratore, ma la velocità non è determinata da quanto si preme sul pedale. Di fatto non hanno alcuna velocità perché sono fissate sul pavimento. Oh sì, hanno anche il volante - i bambini si divertono un mondo a girarlo - ma anche se oscillano a destra e a sinistra come se facessero delle autentiche curve, quelle macchine non vanno da nessuna parte. Ovvio, i bambini possono impugnare il volante e pestare sull'acceleratore fin che vogliono, ma la verità è questa: non hanno il controllo della macchina.

    Per molti di noi sembra che la vita sia come guidare quelle automobili dei bambini all'ipermercato. Ci aggrappiamo al volante della vita, cerchiamo di pilotarla, pensando di averla sotto controllo. Ci rifiutiamo di lasciare il volante a qualcun altro. Annuncio importante: è pura illusione. Vedi, non siamo altro che delle piccole nullità in questa minuscola scheggia chiamata terra, sperduta in un mare di miliardi di galassie. Eppure ci incolliamo al nostro piccolo volante, gridando eccitati: "Sono io che guido!" Fino a quando Dio non permette nella nostra vita una di quelle batoste che spazzano via la nostra illusione e ci mettono davanti alla verità.

    Forse uno di quei momenti Dio lo sta permettendo proprio in questo periodo. Di colpo ti accadono delle cose che sono chiaramente al di fuori del tuo controllo. Sono al di là della tua portata, e Dio ti sta chiedendo di arrenderti a Lui - non per farti perdere, ma per farti vincere.

    Uno di quei momenti lo ha passato anche Giosuè. La Parola di Dio ce lo racconta in Giosuè 5, a partire dal versetto 13. Giosuè era un condottiero nato, ma stavolta deve affrontare una sfida che è ben più grande delle sue capacità e delle sue forze - le mura della città di Gerico. Mentre sta guardando quella fortezza umanamente inespugnabile, succede qualcosa che gli permette di vincere. Si arrende.

    «Mentre Giosuè era presso Gerico, alzò gli occhi ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: "Tu sei per noi o per i nostri avversari?". Rispose: "No, io sono il capo dell'esercito del Signore. Giungo proprio ora". Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: "Che dice il mio Signore al suo servo?"». E allora Giosuè sente da Dio un modo di affrontare il problema che non gli sarebbe mai venuto in mente neanche se ci avesse pensato mille anni - marciare attorno alle mura di Gerico per sette giorni, pregando, cantando al Signore, e vedendo le mura di Gerico crollare!

    Io sono convinto che il Signore in questo periodo ha permesso che tu ti trovi nella stessa situazione in cui si trovava quella notte il generale Giosuè di fronte alle mura di Gerico. Dio ti ha portato faccia a faccia con qualcosa più grande di te in modo da metterti faccia a faccia con Lui. Perché vuole che tu arrivi al punto in cui tutti i tuoi piani non servono a nulla e non ti resta altro che inginocchiarti davanti a Lui e darGli il volante della tua vita. Solo allora - quando confessi la tua totale impotenza - diventi così potente come mai lo sei stato prima, perché ti metti da parte e lasci che sia la forza di Dio a prendere il controllo della situazione.

    Sei abituato a essere il generale del tuo piccolo mondo, o almeno ci provi. Cerchi di pilotare la direzione della tua famiglia, del tuo servizio in parrocchia, dei tuoi affari, del tuo futuro, dei tuoi soldi, della tua vita. Ma adesso è arrivato il momento di mollare il volante, di lasciare che Dio ti mostri risposte o modi di affrontare la vita a cui nemmeno ci pensi. E se ti fa paura cederGli il volante, ricordati delle automobili dei bambini all'ipermercato. L'unica cosa che veramente perdi è l'illusione di essere tu quello che controlla la situazione!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    November 02

    I QUATTRO MOMENTI DELLA LECTIO DIVINA

    I quattro momenti della “lectio divina”CITTA' DEL VATICANO, sabato, 25 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'articolo a firma di Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose, apparso su “L'Osservatore Romano” (25 ottobre 2008).




    * * *

    di Enzo Bianchi

    «È necessario che l'ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell'antica e sempre valida tradizione della lectio divina che fa cogliere nel testo biblico la Parola viva che interpella, orienta, plasma l'esistenza» (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 39). La lectio divina è un atto di lettura della Bibbia che diviene ascolto della Parola di Dio. Suo fondamento teologico è la non coincidenza tra Parola di Dio (realtà rivelata pienamente nel Figlio Gesù Cristo) e Scrittura (che contiene la Parola senza esaurirla). Questa «lettura meditata e orante della Parola di Dio» (Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, 47), chiamata thèia anàgnosis (lectio divina) da Origene, indica l'applicazione quotidiana alla Scrittura per meditarla, pregarla e metterla in pratica. Finalizzata alla conoscenza di Gesù Cristo (Dei Verbum, 25), essa è una lettura individuale o comunitaria della Scrittura che si svolge, secondo la formulazione di Guigo il Certosino (XII secolo) in quattro momenti: lectio, meditatio, oratio e contemplatio.

    Preceduto dall'invocazione dello Spirito, il primo movimento della lectio divina è la lettura. Si legge la Bibbia nella fede che in essa Dio ci viene incontro ed entra in relazione con noi. La lectio divina si esercita sulla Scrittura e non va confusa con un pio esercizio di lettura spirituale di un'opera di edificazione. Criteri pratici di lettura sono: o la lettura continua di un libro biblico oppure i testi (o il solo Vangelo) della liturgia del giorno. Occorre evitare il dilettantismo di chi sceglie soggettivamente i testi. È bene leggere il testo più volte e non solo con gli occhi, ma ad alta voce, per entrare realmente in quell'ascolto che, in quanto accoglienza di Colui che parla, è già preghiera. Chi fatica a leggere può ricopiare il testo scrivendolo. Chi conosce le lingue in cui la Bibbia è stata scritta troverà giovamento dal ricorso al testo originale. Comunque una buona traduzione, o il confronto con più traduzioni, aiuta a cogliere meglio il senso del testo.

    Per introdurre persone semplici alla lectio divina è bene stabilire una gerarchia di libri da affrontare progressivamente accordando un primato ai vangeli che «tra tutte le Scritture (...) meritatamente eccellono» (Dei Verbum, 18). La struttura del Vangelo secondo Marco, basata su due parti rispondenti alle domande «Chi è Gesù? Come seguirlo?», è un'eccellente iniziazione alla lectio divina. La meditazione non è un'autoanalisi psicologizzante: la lectio divina cerca il volto del Signore liberando il credente da atteggiamenti autocentrati. La meditazione è approfondimento del senso della pagina biblica, dunque «studio», sforzo per superare la distanza culturale che ci separa dal testo. Questo momento è importante per rispettare il testo e non «falsificare la Parola di Dio» (Seconda lettera ai Corinzi, 4, 2). Nella meditazione è utile il ricorso alle note della Bibbia, alla consultazione dei passi paralleli, al confronto sinottico se si sta leggendo un vangelo, a una concordanza per allargare il significato del testo e per «leggere la Bibbia con la Bibbia». Anche strumenti come un vocabolario biblico o un commentario esegetico possono essere un valido aiuto per comprendere meglio il testo. Testi patristici ed eucologici possono fornire utili chiavi ermeneutiche. Tuttavia questo momento è finalizzato all'ascolto di una parola rivolta «a me oggi». Il fine non è l'erudizione ma la comunione con il Signore.

    Nella meditazione si fa emergere la punta teologica del testo, il suo messaggio centrale, o comunque un suo aspetto che in quella concreta lectio divina si rivela «parlante». Allora con l'applicazione del testo a sé e di sé al testo inizia il dialogo e l'interazione tra il credente e la parola ascoltata. Il principio espresso dal filologo luterano Johann Albrecht Bengel — te totum applica ad textum, rem totam applica ad te — consente il passaggio alla preghiera. Con la preghiera la parola uscita da Dio ritorna a Dio in forma di ringraziamento, lode, supplica, intercessione (Isaia, 55, 10-11). La lectio divina si apre al «colloquio tra Dio e l'uomo» (Dei Verbum, 25) e diviene ingresso nell'alleanza. È lo Spirito che guida questo momento, ma a ispirare la preghiera è anche la Parola di Dio ascoltata: la lectio divina plasma una preghiera non devozionale, ma biblica ed essenziale. «La Parola di Dio cresce con chi la legge» (Gregorio Magno, In Hiezechielem I, 7, 8): se il testo biblico è immutabile, il lettore muta, cresce, e l'assiduità con le Scritture gli fa vivere i passaggi della vita come relazione con il Signore. I modi della oratio sono quelli che lo Spirito suscita: lacrime di gioia o di compunzione; silenzio adorante; intercessione per persone sofferenti evocate dal testo; lode e ringraziamento. A volte si resta nell'aridità e la preghiera non riesce a sgorgare. Allora si tratta di presentare il corpo atono come preghiera muta al Signore. Anche questi momenti concorrono a fare del credente un uomo di ascolto, sensibile alla presenza del Signore e capace di contemplazione.

    Il credente sperimenta la «gioia ineffabile» (Prima lettera di Pietro, 1, 8) dell'inabitazione della presenza del Signore in lui. Bernardo ha parlato di tale esperienza successiva all'ascolto della Parola di Dio nei termini di «visita del Verbo»: «Confesso che il Verbo mi ha visitato, e parecchie volte. Sebbene spesso sia entrato in me, io non me ne sono neppure accorto. Sentivo che era presente, ricordo che era venuto; a volte ho potuto presentire la sua visita, ma non sentirla; e neppure sentivo il suo andarsene, poiché di dove sia entrato in me, o dove se ne sia andato lasciandomi di nuovo, e per dove sia entrato o uscito, anche ora confesso di ignorarlo, secondo quanto è detto: "Non sai di dove venga e dove vada"» (Sul Cantico dei Cantici, LXXIV, 5).

    La contemplazione non allude a «visioni» o a esperienze mistiche particolari, ma indica la progressiva conformazione dello sguardo dell'uomo a quello divino; indica l'acquisizione del dono dello Spirito che diviene nell'uomo spirito di ringraziamento e di compassione, di discernimento e di makrothymía. La contemplatio non è un momento in cui bisogna fare qualcosa di particolarmente spirituale, ma è quotidiano allenamento ad assumere lo sguardo di Dio su di noi e sulla realtà, purificazione dello sguardo del cuore che arriva a discernere la terra, il mondo e gli uomini come templum, dimora di Dio.

    La lectio divina plasma un uomo eucaristico, capace di gratitudine e di gratuità, di carità e di discernimento della presenza del Signore nelle diverse situazioni dell'esistenza. Iniziata con l'invocazione dello Spirito, la lectio divina sfocia nella contemplazione. Essa tende all'eucaristia, svelando il suo intrinseco legame con la liturgia: «La lectio divina, nella quale la Parola di Dio è letta e meditata per trasformarsi in preghiera, è radicata nella celebrazione liturgica» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1177).

    Il dinamismo della lectio divina rappresenta il nucleo di tutta quanta la vita spirituale. Alla luce di questo, comprendiamo l'invito pressante di Benedetto XVI a riprendere e a diffondere la pratica della lectio divina per un rinnovamento della vita ecclesiale: «Vorrei soprattutto evocare e raccomandare l'antica tradizione della lectio divina... Questa prassi, se efficacemente promossa, apporterà alla Chiesa — ne sono convinto — una nuova primavera spirituale. La pastorale biblica deve dunque insistere particolarmente sulla lectio divina e incoraggiarla grazie a metodi nuovi, elaborati con cura e al passo con i nostri tempi» (Messaggio rivolto ai partecipanti al Congresso internazionale sulla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa, Roma, 14-18 settembre 2005).

    October 29

    QUANDO TUTTO VA STORTO

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 256 - Quando tutto va storto
    (Salmo 65, 17-20)


    Conosco persone che mentre parlano con me riescono a scrivere velocissime un sms senza guardare la tastiera del cellulare. Confesso che le invidio - perché io sono un dinosauro telematico. Gli sms sono la forma più rapida di comunicazione scritta che attualmente ci sia, e io li uso tantissimo. Ma devo collegare il cellulare con un cavetto al computer, e poi scrivere l'sms alla tastiera del computer. Altrimenti per scrivere "Ciao" ci metto mezza giornata. L'altro giorno non riuscivo a spedire gli sms. La batteria del cellulare era carica, il cavetto di collegamento al computer era in ordine, ma la comunicazione tra cellulare e computer non passava. Hmmm. Tutto era a posto ma l'intero sistema era morto. Il mistero si è risolto quando ho controllato la presa sul fondo del cellulare, dove si attacca il cavetto. Si erano sporcate quelle sottili lamelle che creano il contatto tra il cellulare e il cavetto, e ciò aveva bloccato l'intero sistema. E' bastata una sfregata con lo spazzolino da
    denti, e che bello - tutto è ripreso a funzionare perfettamente.

    Spesso siamo noi, e non il cellulare, che sperimentiamo l'incapacità di comunicare, una improvvisa perdita di potere. E come col mio cellulare, apparentemente tutto sembra essere in ordine. Forse stai sperimentando questa incapacità di comunicare proprio in questo periodo - nella tua preghiera, nella tua famiglia, nelle tue relazioni, forse nel tuo servizio in parrocchia, nel tuo lavoro, nell'affrontare le sfide che in questi giorni ti trovi davanti. Desideri che Dio ti dia la forza per vivere queste situazioni, ma questa forza non arriva.

    Forse c'è qualcosa di ostruito, della sporcizia da rimuovere. Dio te lo dice nel Salmo 65, a partire dal versetto 17: «A Dio ho rivolto il mio grido, | la mia lingua cantò la sua lode. | Se nel mio cuore avessi cercato il male, | il Signore non mi avrebbe ascoltato. | Ma Dio ha ascoltato, | si è fatto attento alla voce della mia preghiera. | Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera, | non mi ha negato la sua misericordia». Chiaro, no? Che cosa impedisce a Dio di rispondere a una preghiera o di far sentire il Suo amore? Il peccato. Si frappone fra te e Dio che è santo, e impedisce la comunicazione. E di colpo le cose smettono di funzionare.

    In un altro Salmo, Dio dice:  «Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa, | e perdonato il peccato. | Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male | e nel cui spirito non è inganno. | Tacevo e si logoravano le mie ossa, | mentre gemevo tutto il giorno. | Giorno e notte pesava su di me la tua mano, | come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore». Niente funziona come dovrebbe - perché c'è un peccato che non si vuole affrontare. Cosa fare per ristabilire l'ordine? «Ti ho manifestato il mio peccato, | non ho tenuto nascosto il mio errore. | Ho detto: "Confesserò al Signore le mie colpe" | e tu hai rimesso la malizia del mio peccato» (Salmo 31,1-5).

    Il giorno in cui avevo bisogno che il mio cellulare funzionasse, non mi ero reso conto che c'era qualcosa che bloccava la comunicazione. L'ho capito solo quando non riuscivo a fare quello che desideravo - solo allora ho scoperto l'inghippo. C'era qualcosa di sporco nel mio cellulare. Forse è quello che Dio sta cercando di fare con te in questo periodo - guardare quello che c'è di sbagliato nella tua vita. Forse ci sono dei sottili compromessi col peccato, e questi ostacolano le benedizioni di Dio. Forse sono le cose che stai guardando o ascoltando, o qualcosa o qualcuno che hai cominciato a mettere davanti a Dio, o un'area della tua vita dove stai disobbedendo a quello che Dio ti ha detto di fare o non fare, un difetto su cui ti sei adagiato, una relazione sbagliata, un risentimento coltivato, un'attitudine negativa, una mancanza di perdono, o la rabbia contro qualcuno.

    Ci sono troppe cose che Dio vuole donarti, fare per te. Ma c'è quel peccato che sta bloccando la linea fra te e Lui, interferendo con la Sua forza e impedendo al Suo amore di farsi sentire. Te lo posso assicurare, quando rimuovi quella sporcizia, è una meraviglia vedere come le cose cominciano a funzionare!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano

    P.S.: Non sarebbe ora che ti andassi a confessare?

    October 20

    IL TEMPO DELLE COCCOLE

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 255 - Il tempo delle coccole
    (Marco 3, 14)


    Ormai ci sono abituato, mi capita quasi ogni giorno al Calabrian Shelter, la casa-famiglia dove ci sono le nostre bambine. Dunque, qui c'è don Luciano che sta parlando con la "housemother", la signora che vive con le bambine. La conversazione è intensa: ci sono problemi da risolvere, spese da fare, documenti per il tribunale dei minori da preparare, eccetera. Ecco che arriva Virginia, la più piccola delle nostre bambine, chiedendo un po' di attenzione dal suo papà - che sarei io. E io dico: "Aspetta un attimo Virginia, che devo finire questo discorso". Lei aspetta solo un pochetto, poi mi chiama - e riceve la stessa risposta. Allora, dopo un niente, si aggrappa alla mia gamba e incomincia la scalata per venirmi in braccio. Bè, se è così non mi resta che assecondarla. Poi mi mette le braccia intorno al collo e si stringe forte a me, come per dire: "E' il tempo delle coccole!" E io lì che mi sciolgo, no, mi spalmo sul pavimento.

    Mi chiedo quanto volte nostro Padre - quello nei Cieli - sta cercando di attirare la tua attenzione o la mia, per dirci: "E' il tempo delle coccole". Il tempo della tenerezza reciproca - ma ci trova sempre molto occupati.

    C'è un brano della Bibbia dove Gesù ci indica che lavoro deve fare chi vuole essere Suo discepolo - e io spero che tu voglia assumerti quel lavoro, se vuoi appartenerGli davvero. Descrivendo la chiamata di Gesù ai Suoi primi discepoli, l'evangelista Marco scrive: «Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni» (Marco 3,14-15).

    Nota bene: Gesù ha certo del lavoro da darci da fare. Ma questo è del tutto secondario. L'attività più importante di chi vuole essere Suo discepolo ci coglie in qualche modo di sorpresa: «Ne costituì Dodici che stessero con lui». Mi immagino la scena dei primi 12 discepoli che si presentano baldanzosi da Gesù, rimboccandosi le maniche: "Molto bene. Eccomi qua, Signore, pronto al lavoro. Cosa c'è da fare: andare in missione? Convertire peccatori? Guarigioni? Miracoli?" E Lui che risponde: "Stai qui con Me. Spendi tempo con Me". Perché è questo che importa a Gesù più di qualunque altra cosa - non le cose che fai per Lui, ma il tuo amore; non il tuo affaccendarsi dispersivo, ma l'intimità con Lui. Che, in fin dei conti, è quello che Gesù ha ripetuto a Marta quando sua sorella Maria stava seduta ai piedi di Gesù ad ascoltarLo mentre Marta si stressava per servirLo. Le ha detto: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è
    scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Luca 10,41-42).

    Una buona parte di noi è bravissima a fare le cose secondarie del discepolo - ossia fare cose per Gesù - invece che fare la cosa più importante richiesta al discepolo - stare con Gesù. Si invertono le priorità, e allora rischiamo il fallimento. Come la mia piccola figlia Virginia, Gesù è interessato, al di sopra di ogni altra cosa, in un tempo di tenerezza tra te e Lui. Mettendo da parte l'agenda, spegnendo il cellulare, accantonando tutto il resto - solo godendo dell'amore che si ha l'uno per l'altro.

    Quando era qui sulla terra, Gesù ha detto ad alcune persone che amava: «Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!» (Matteo 23,37). Mi chiedo quante volte Gesù ha detto di te e di me: "Quante volte ho desiderato che noi due stessimo insieme - ma tu non hai voluto!". Gesù è morto per abbattere quel muro che ci rendeva impossibile stare con Lui. Quindi dà la massima importanza a quella relazione che Gli è costata così tanto.

    Forse sei stato molto impegnato, sei così stanco - magari per servirLo - che non hai un briciolo di tempo per la tenerezza con Lui. E' arrivato il momento di ristabilire le priorità. Ogni nuovo giorno, il tuo Signore ti chiama per nome e ti dice: "E' il tempo delle coccole". E' il tempo della preghiera, dello Spirito - lascia da parte tutto il resto per stare con Gesù!
     
    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

      don Luciano


    October 15

    SOTTO I RIFLETTORI

    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 254 - Sotto i riflettori
    (Romani 13, 12-14)


    Le telecamere ci hanno cambiato la vita, non è vero? Si possono usare per documentare fatti di famiglia, notizie nei telegiornali, produrre film e persino inserirle nel corpo umano per diagnosticare malattie. Oppure usarle all'insaputa della gente nei programmi "candid camera", quelli con la telecamera nascosta. Le vittime della "candid camera" sono persone che fanno cose buffe, totalmente ignari che una telecamera li sta filmando e milioni di persone li stanno guardando. Se chi è filmato lo sapesse, non farebbe mai quelle cose che sta facendo e non direbbe mai quello che sta dicendo. Ovvio, le immagini riprese dalle telecamere nascoste non sono sempre divertenti e buffe - ci possono essere filmati incriminanti che documentano reati gravissimi, e quanti purtroppo ne abbiamo visti in televisione. Chissà quante volte le persone condannate da un filmato compromettente si saranno dette: "Se solo avessi saputo che mi stavano filmando...!"

    Dio ha qualcosa da dirti a questo riguardo nella lettera ai Romani, capitolo 13, versetti 12 e seguenti - dove ci incoraggia a vivere come se fossimo sempre sotto i riflettori, con le telecamere puntate su di noi. Dio dice così: «La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri».

    Vivi, Dio ti dice, come se fosse sempre pieno giorno, dove tutti possono vedere quello che stai facendo. Vivi come se i riflettori fossero continamente puntati su di te e le telecamere accese. Credete che certe persone le cui telefonate erano intercettate, avrebbero detto quello che stavano dicendo, se lo avessero saputo? Credete che certi personaggi influenti avrebbero incontrato individui di dubbia reputazione se fossero stati a conoscenza che una telecamera li stava filmando e quelle immagini sarebbero finite in tribunale? O che certi sms sarebbero stati spediti se chi li ha mandati avesse saputo che il cellulare sarebbe finito in altre mani? Credete che uomini pubblicamente conosciuti sarebbero andati con quella donna se avessero saputo che le loro foto avrebbero fatto il giro del mondo? E quello che non fanno i tribunali lo fa internet e YouTube.

    Una delle paure più tremende della vita è la paura di essere scoperti. Per usare le parole del libro dei Proverbi: «L'empio fugge anche se nessuno lo insegue» (Proverbi 28,1). Quando infrangi la legge, devi guardare continuamente lo specchietto retrovisore. Se devi continuamente guardare lo specchietto retrovisore, non puoi mai rilassarti e goderti il viaggio. Viaggia libero e sereno solo chi non ha alcun motivo di aver paura - perché non ha niente da nascondere.

    Dio vuole che tu viva in maniera trasparente, senza quel logorio paralizzante causato da scheletri nell'armadio, da segreti imbarazzanti che cerchi di occultare. Stai vivendo in maniera tale da non aver nulla da temere se una telecamera è nascosta nella tua automobile o tra le pareti della tua stanza o nel tuo ufficio o inserita nel tuo cellulare? Hai qualcosa di cui preoccuparti se una telecamera ti filma ventiquattro ore al giorno?

    Ricordati che sei guardato, sei registrato più di quello che tu pensi. E non dal Grande Fratello di una rete televisiva, che è una montatura. La Bibbia dice che ci sarà un «giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo» (Romani 2,16). Gesù dice: «Non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato» (Matteo 10,26). E Dio ci ammonisce in maniera molto chiara: «Sappiate che il vostro peccato vi raggiungerà» (Numeri 32,23).

    Quindi non illudere te stesso pensando che puoi farla franca. Vivi come se fossi sempre sotto i riflettori e la telecamera ti stesse filmando. Perché, di fatto, è così. E goditi la gloriosa serenità conosciuta solo da quelli che vivono queste liberanti parole: «Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno».
     
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      don Luciano

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    September 19

    A SCUOLA GUIDA DAL BUON PASTORE

    Carissimi amici e amiche di Incontri con la Parola,
      pace e bene a mani piene!

    Riporto una frase da una email arrivatami di recente: «Buongiorno. Continuo ormai da mesi a girovagare nel sito ma con grande rammarico non ci sono più aggiornamenti... Tutto bene? E' così bello leggere "Lampada ai miei passi" ...possibile che sia finito l'olio alle lampade?... (scherzo...)».

    No, non è finito l'olio della lampada... è il tempo che manca!

    Sono davvero molto impegnato con l'attività dei ragazzi di strada e delle bambine vittime di abuso sessuale. Trovare il tempo per tutto diventa sempre più difficile. Farò davvero il possibile per:
    - rispondere alle molte email a cui non ho ancora risposto
    - scrivere settimanalmente Incontri con la Parola, come in passato
    - aggiornare il sito
    www.incontriconlaparola.com
    - far uscire in ottobre un nuovo numero di "Harambee"

    Abbiate pazienza con me (la giornata ha solo 24 ore) e ditemi un'Ave Maria!

    Che Dio vi benedica!

      --don Luciano

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    INCONTRI CON LA PAROLA
    No. 252 - A scuola guida dal Buon Pastore
    (Isaia 40, 11)


    Nella Bibbia si parla tantissimo delle pecore, ma è logico: Israele era un popolo di pastori. Il che significa che se sei nato e vissuto in città capisci ben poco delle pecore. Io sono nato in un piccolo paese di campagna, il che non fa alcuna differenza. Mi ricordo che da bambino vedevo qualche volta i pastori attraversare con i loro greggi le vie del nostro paese - ma sono ricordi lontani, sbiaditi dal tempo. Se nella Bibbia venisse usata l'immagine o l'esempio delle automobili, tutto sarebbe stato più facile. Ma da quando sono qui in Kenya ho imparato un mucchio di cose sulle pecore - ora sono parte del mio mondo, da quando i miei figli nel "Boys Ranch" e le mie figlie nel "Calabrian Shelter" hanno una pecora a testa (o quasi). Sono dei piccoli pastori e ho imparato da loro come far andare un gregge nella direzione in cui voglio che vada! C'è un sistema che funziona e uno che non funziona. Se il gregge non conosce la strada sarebbe sbagliato mettersi dietro alle pecore e spingerle
    perché vadano avanti. Non funzionerebbe, anche se il pastore urla e si sbraccia. Quando le pecore sono spinte dal pastore, si disperdono in tante direzioni. Ma quando le pecore conoscono il pastore, lui si mette davanti a esse, le guida nella direzione in cui vuole che vadano, e le pecore lo seguono.

    Tantissime volte la Bibbia parla di noi e della nostra vita usando l'immagine delle pecore. E per Gesù è usata l'immagine del pastore: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore» (Giovanni 10,11). Anche il profeta Isaia 40,11 ha una bellissima immagine: «Come un pastore egli fa pascolare il gregge | e con il suo braccio lo raduna; | porta gli agnellini sul seno | e conduce pian piano le pecore madri». Nota bene: il Signore ci porta dove Lui vuole che arriviamo non a spintoni, ma ci «conduce piano piano», con gentilezza. E c'è anche quest'altra struggente immagine del Salmo 22, 1-2: «Il Signore è il mio pastore: | non manco di nulla; | su pascoli erbosi mi fa riposare | ad acque tranquille MI CONDUCE».

    Può darsi che il Signore ti abbia posto in una situazione nella quale devi fare da pastore. Ossia ci sono delle persone che sono poste sotto la tua influenza e che hanno bisogno di andare in una certa direzione, e tu stai cercando di fare in modo che esse ci arrivino. Queste pecore possono essere i tuoi figli, o alcune persone che fanno parte del tuo gruppo in parrocchia, o i tuoi colleghi di lavoro, o alcuni amici che tu stai cercando di motivare perché vadano in una determinata direzione. Se stai cercando di fare il pastore - e chi di noi non lo è? - allora devi andare a scuola dal Buon Pastore, e imparare a condurre «pian piano» le tue pecore, guidandole. Anche se a volte senti impellente il bisogno di spingerle. Mettersi davanti a esse ottiene sempre migliori risultati che spingerle.

    Se cerchi di "spingere" le tue pecore, finisci col diventare impaziente con esse - ed ecco perché spesso cominciamo a spingerle: perché sembrano non rispondere. Se invece le guidi, sai che devi andare al loro passo, e che hai bisogno di tempo per arrivare dove vuoi che esse giungano. Se spingi, probabilmente ti concentri su quello che fanno di sbagliato. Se guidi, ti concentri su ciò che fanno di giusto e le incoraggi a lavorare in quello che ancora manca. Quando sei dietro al gregge e lo forzi, fai capire che le tue idee sono la cosa più importante. Quando sei di fronte alle tue pecore guidandole, tendi a comunicare l'idea che le esse sono la cosa più importante. Qual è l'atteggiamento in cui più ti ritrovi? Se stai dietro alle tue pecore, brontolando, criticando, obbligando - le stai spingendo, e probabilmente finiranno con lo scapparti via. O stai dando l'esempio su dove e come esse debbano andare, correggendole con affetto e in privato, lodando, incoraggiando e rendendole
    autonome? Se è così, allora stai «conducendo pian piano» le tue pecore. E probabilmente esse ti seguiranno.

    Può darsi che alcune pecore qualche volta vadano per la loro strada, e allora ho visto i miei ragazzi minacciarle col bastone, ma mai picchiarle. Invece, la maggior parte delle volte, noi gregge del Signore - o membri di una famiglia - seguiamo di buon cuore un pastore che sa guidarci gentilmente e con sicurezza. Non ci piace essere spinti. Ci piace essere guidati da chi sa assumersi le sue responsabilità. La meta dove nostri i pastori vogliono che giungiamo è la stessa, sia che essi stiano in fronte guidandoci, sia che essi stiano dietro spingendoci. Quello che è differente è come la pecora risponde. Se hai una pecora che non sta andando nella direzione in cui vorresti che andasse, prova a pensare se una parte del problema non è anche il pastore. Forse è arrivato il momento che tu faccia un po' meno sforzi di spingere da dietro, e che ti impegni di più a guidare le tue pecore con gentilezza, mettendoti davanti e dando l'esempio.
     
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      don Luciano

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    August 21

    SINODO DELLA PAROLA VIVA

    Sinodo della Parola “viva, tagliente ed efficace”Parla il Superiore del Centro Interprovinciale dei Carmelitani Scalzi di Roma

    di Miriam Díez i BoschROMA, martedì, 19 agosto 2008 (ZENIT.org).- La Parola di Dio non è ridotta alla Bibbia ed è una Parola “viva” perché non è un testo.

    A spiegarlo è padre Roberto Fornara, ocd, Superiore del Centro Interprovinciale dei Carmelitani Scalzi di Roma (www.ocd.it), docente di Sacra Scrittura presso la Pontificia Facoltà Teologica “Teresianum” e la Pontificia Università Gregoriana nonché Direttore della “Rivista di Vita Spirituale”.

    Il Sinodo vorrebbe favorire la riscoperta piena di stupore della Parola di Dio che è viva, tagliente ed efficace. Cosa si intende?

    P. Fornara: La triplice annotazione prende spunto da Eb 4,12. La Parola è «viva», anzi «vivente» (zôn), perché non è un testo (il cristianesimo non è “religione del Libro”!), ma la persona viva del Verbo, per cui l’ascolto della Parola non si concepisce al di fuori di un’esperienza orante di relazione con Cristo.

    Si parla poi della Parola «efficace» (energès, piena di «energia», di «forza viva»). Noi occidentali, tendenti a considerare la parola come flatus vocis, dobbiamo ricuperare il concetto ebraico di dabar, parola e atto, che presiede alla logica della creazione del mondo: «Dio disse…» e tutte le cose furono fatte.

    La stessa efficacia creatrice, la Parola la esercita penetrando nel cuore dell’uomo, «più tagliente» (tomóteros) di ogni spada a doppio taglio. Supera le barriere dell’esteriorità e dell’apparenza, fa la verità in noi, penetra nell’intimo, è «lama di luce» (come si esprimevano i medievali), perché illumina il cammino e perché ci illumina, mettendo a nudo ciò che in noi appartiene allo Spirito e ciò che, appartenendo alla carne, ha bisogno di conversione.

    In questo «taglio», la spada della Parola ci “fa male”: il Signore ferisce e risana. Maria stessa - nella profezia di Simeone - comprese che la sua vita sarebbe stata attraversata dalla spada della Parola: ferita e gioia, ferita orientata alla gioia piena.

    Qual è il legame tra Bibbia e spiritualità?

    P. Fornara: La Parola di Dio (non la Bibbia) è sorgente della vita spirituale, vita secondo lo Spirito e vita dello Spirito in noi.

    Dei Verbum 12 cita un’espressione di san Girolamo secondo cui la Scrittura dev’essere letta e interpretata con lo stesso Spirito con cui fu scritta: lo Spirito all’origine dell’ispirazione biblica è lo stesso Spirito che ne opera l’interpretazione e la “vivificazione”.

    Nella Bibbia sono spesso accomunati il «soffio» e la «parola» divini; lo Spirito continua a soffiare perché la Parola diventi carne nel credente: è questa la vita spirituale. È l’itinerario della lectio divina, dalla lectio (studio, lettura attenta della Bibbia, da cui attingere la Parola) alla contemplatio (divento io stesso quel templum, quel tabernacolo che contiene la Parola e la comunica, talmente ne sono impregnato: non sono più io che vivo, ma Cristo - Parola del Padre - vive in me nella forza dello Spirito; cf Gal 2,20).

    Il legame tra Parola e spiritualità, di cui siamo oggi più coscienti e convinti, è indispensabile per evitare derive razionalistiche nell’interpretazione biblica o sentimentalistiche e devozionistiche nel modo di concepire e vivere la vita spirituale.

    Quali frutti ha portato il documento conciliare Dei Verbum nelle comunità cattoliche?

    P. Fornara: È evidente la maggiore importanza della Parola di Dio nella vita delle comunità; penso al diverso respiro biblico della riflessione teologica, della predicazione e della catechesi, come pure alla maggiore formazione biblica del clero, dei religiosi e dei laici, o alla crescente importanza della lectio divina, sia personale che comunitaria.

    Rispetto al 1965, possiamo usufruire di un numero molto più grande di traduzioni e di strumenti per la lettura della Bibbia. L’eredità della Dei Verbum ci ha permesso di ricuperare molto terreno nei confronti delle comunità riformate, da sempre molto più centrate sulla Parola.

    Tuttavia, molto resta ancora da fare, sia nel lavoro formativo, sia nella dimensione orante e spirituale, sia sotto l’aspetto più missionario di evangelizzazione. Alla presentazione dell’Instrumentum laboris, mons. Eterovic, segretario generale del Sinodo, ricordava i dati di una recente indagine: solo il 38 % degli italiani praticanti (27 % se si considerano gli italiani adulti) avrebbe letto un brano biblico negli ultimi 12 mesi. Oltre il 50 % considera la Scrittura difficile da comprendere. La gente ha bisogno di essere introdotta e guidata ad un’intelligenza ecclesiale della Bibbia.

    Concretamente, qual è stato il contributo dei santi carmelitani alle Sacre Scritture?

    P. Fornara: I santi del Carmelo riformato (soprattutto i tre dottori della Chiesa) vivono nel periodo che va dal Concilio di Trento al Vaticano II, definito «esilio della Parola» dalla vita del popolo di Dio. Eppure tutti provano una sete grandissima di abbeverarsi alle sorgenti della Parola. Vivono, in modi diversi, un cammino di lectio, fedeli alla Regola del Carmelo.

    Teresa d’Avila si nutre di una sola parola delle Scritture più che di mille letture spirituali, e capisce che questo la preserva da «devozioni alla balorda». Giovanni della Croce dà importanza sia allo studio esegetico, sia all’accoglienza del linguaggio simbolico della Scrittura. Teresa di Gesù Bambino è maestra di un’ermeneutica spirituale della Bibbia, alla ricerca del volto di Cristo. Elisabetta della Trinità è forse la più contemplativa, non ascoltando la Parola per “fare” quello che le viene chiesto, ma per gustare, contemplare e adorare la Bellezza divina.

    Tutti vivono il contatto con la Parola in una dimensione orante e con una tonalità affettiva. Si respira in tutti una certa “passività” verso una Parola da non usare o comprendere, ma da ascoltare, accogliere, servire e lasciar operare. Io spero che dal Sinodo emerga una nuova coscienza “passiva”, una consegna, un abbandono totale alla Parola di Dio, una fede grande nella potenza della Parola che opera ciò che significa. “Stupore”, insieme alla docilità dell’ascolto obbediente, è forse l’atteggiamento di cui abbiamo maggiore necessità.