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    November 01

    UN CARCERATO E IL CAMMINO DI SANTIAGO

    Un carcerato racconta la sua esperienza del Cammino di Santiago“Per me è più di una benedizione”

    di Nieves San Martín

    ESTELLA, martedì, 28 ottobre 2008 (ZENIT.org).- “Dopo tutto quello che ho passato, questo per me è una benedizione e più di una benedizione, dopo cinque anni e qualcosa senza uscire”.

    Ad affermarlo questo martedì a ZENIT è I.H, un giovane 27enne delle Canarie che percorre sei tappe del Cammino di Santiago in compagnia di altri undici compagni del Centro Penitenziario di Nanclares de Oca, a Vitoria (Paesi Baschi, Spagna), su iniziativa della Pastorale Penitenziaria della Diocesi di Vitoria e del sacerdote Txarly Martínez de Bujanda.

    Come si fa da sette anni, un gruppo di reclusi sta percorrendo varie tappe del Cammino. Si tratta di un'attività consolidata per il suo successo.

    Padre Txarly ha spiegato a ZENIT che nel 2002 lavorava con i giovani a Santiago de Compostela e dal carcere il cappellano gli propose questa attività, che si svolge in genere a ottobre. Nel mese di maggio si propone un altro pellegrinaggio da Nanclares a Santiago, e questo tragitto è stato compiuto anche da donne, passando per Álava.

    L'obiettivo del progetto è rispondere al mandato costituzionale di orientare la pena che priva della libertà verso la rieducazione e il reinserimento sociale del recluso.

    La scelta dei dodici carcerati della prigione di Nanclares è stata lasciata da padre Txarly ai dirigenti del centro penitenziario, che hanno proposto fino a venti nomi perché la Junta de Tratamiento ne selezionasse dodici.

    Incidenti? “Quasi mai – ha affermato il sacerdote –, ma che caso, se qualche volta viene il direttore ci sono piccoli problemi, ma senza importanza, come il fatto di non pranzare, di intrattenersi a fare compere, ma alla fine della tappa sono lì ad aspettarci e hanno avvisato l'hotel che stiamo arrivando!”. Nulla che sia usuale nei gruppi di pellegrini o di turisti.

    Naturalmente al sacerdote viene la pelle d'oca quando avviene, ma alla fine tutto si risolve in una risata. E' il rischio della libertà.

    I.H. è felice. “Sono molto orgoglioso di venire dalle Canarie e di vedere tutto questo: la natura, tutto... stiamo iniziando, lo consiglio a tutti i giovani, si conosce altra gente...”.

    “Ti è servito anche per la tua anima?”. “Sì, molto – riconosce –, dopo tutto quello che ho passato, questo per me è una benedizione e più di una benedizione, dopo cinque anni e qualcosa senza uscire”.

    A I.H mancano solo 73 giorni per tornare nelle Canarie e rivedere i figli, i genitori e i nonni.

    L'iniziativa cerca di raggiungere il suo obiettivo mettendo a disposizione dei carcerati le risorse necessarie per superare gli aspetti della loro personalità e del loro ambiente sociale e familiare che li hanno portati a contravvenire alle regole, e preparare il ritorno alla vita in libertà.

    “Per questo abbiamo bisogno che vivano esperienze positive in quanto a valori, forme di relazione pro-sociale e l'imparare a rispettare le norme che reggono ogni collettività. Crediamo fermamente che questo progetto promuova tutto ciò che è stato descritto e puntiamo sul cambiamento di quegli aspetti negativi che li hanno portati a delinquere”, sottolineano i responsabili della Pastorale Penitenziaria della Diocesi di Vitoria.

    Il progetto equipara la tappa del carcere a “iniziare un cammino”, la cui meta è preparare il successivo rientro nella società. Per questo, si è scelto di percorrere alcune tappe del Cammino di Santiago.

    I destinatari del progetto sono reclusi in secondo grado di trattamento (regime ordinario). La partecipazione all'attività è volontaria.

    Altri obiettivi sono promuovere valori positivi, rafforzare le relazioni interpersonali in un ambiente diverso dal penitenziario, migliorare le capacità sociali, potenziare il rispetto di se stessi (autostima) e del gruppo (coesione), osservazione e conoscenza in modo più approfondito dei problemi specifici dei reclusi, promuovere la conoscenza dell'ambiente culturale e artistico delle zone che si visitano, migliorare le capacità fisiche e potenziare abitudini salutari (miglioramento della salute attraverso lo sport), convivenza tra reclusi e personale.

    Dal 27 ottobre al 1° novembre partecipano a questa esperienza, oltre ai dodici reclusi, il cappellano del centro, vari volontari della Pastorale Penitenziaria e membri dell'Équipe di Trattamento. L'associazione Gizabidea collabora all'esperienza con due camion di sostegno per le tappe. In ciascuna delle città del Cammino si realizzano visite a luoghi di rilievo culturale e storico.

    Le tappe sono così organizzate: il 27 ottobre da Lorca a Estella (10 km), il 28 da Estella a Los Arcos (21 km), il 29 da Los Arcos a Viana (20 km), il 30 da Viana a Navarrete (23 km), il 31 da Navarrete ad Azofra (21 km), il 1° da Azofra a Santo Domingo (16 km). Il ritorno avverrà poi in autobus.

    In totale si tratta di circa 100 chilometri, un dono per chi finora ha avuto la prospettiva di cento passi, avanti e indietro, vedendo sempre gli stessi volti, in un cortile di fronte al muro di una libertà sognata.

    [Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


    DUE GIOVANI TRASFORMATI DAL SINODO

    Due giovani trasformano e sono trasformati dal SinodoParlano gli uditori Silvia Sanchini (25 anni) e Daniele Boscaro (28)

    di Jesús Colina

    CITTA' DEL VATICANO, martedì, 28 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Sono i due più giovani partecipanti al Sinodo dei Vescovi e confessano di essere stati trasformati da questa assemblea. Non sanno di averla trasformata anche loro.

    Sono Silvia Sanchini, presidente nazionale femminile della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, di 25 anni (“scrive 25 e non 27, come ha fatto un giornale in Spagna”, specifica), e Daniele Boscaro, capoclan dell'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani di Padova, 28enne.

    Benedetto XVI li ha nominati uditori nella XII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebrata dal 5 al 26 ottobre su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.

    Silvia, capelli neri e sorriso spontaneo, ha confessato a ZENIT che non si aspettava questa nomina da parte del Papa. “Una ragazza così giovane!”, e “anche perché la FUCI non è stata mai invitata. È una novità, una bella novità”.

    Compiendo un bilancio di queste tre settimane, in cui ha partecipato alle congregazioni generali e ai gruppi di lavoro linguistici (Circoli minori), spiega: “Per me è stato molto importante avere un quadro della Chiesa universale perché ci arricchisce, qui in Italia".

    Quando si vedono i problemi di altre persone si valorizza la propria realtà, confessa. “Il problema di molti fedeli del mondo di non poter leggere la Bibbia a noi sembra un problema che non esiste. Noi abbiamo gli strumenti ma non ne approfittiamo”.

    Anche Daniele è molto contento della sua partecipazione al Sinodo. Nelle pause per il caffè, il Papa ha potuto salutare i partecipanti. Il capo scout ricorda: “Il Papa mi ha dato più tempo che ai Vescovi. Mi ha presentato il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che era all'interno dello scoutismo e ci ha detto: 'Grazie per quello che fate voi scout'”.

    “Cosa fa un capo scout in un Sinodo?”, chiediamo. “Come educatori, come laici impegnati ci interessa l'amore della Parola”, ha risposto.

    In Italia, gli scout organizzano da 50 anni campi sulla Parola di Dio per educatori “perché diventino annunciatori della Parola viva, non della lettera morta”, ha spiegato.

    Sia Silvia che Daniele sono stati portavoce dei giovani al Sinodo e a loro hanno dedicato il proprio intervento in assemblea.

    Silvia ha chiesto ai Padri sinodali “proposte serie e qualificate per favorire l'incontro dei giovani con la Parola”.

    In particolare, ha proposto loro di promuovere la “Lectio divina” (la lettura orante della Scrittura), come strumento per la preghiera personale e comunitaria, così come “giornate e settimane di studi biblici rivolte ai giovani, preferibilmente in collaborazione con le comunità monastiche”.

    Nel suo intervento, Daniele ha chiesto che il Sinodo della Parola serva per risvegliare i laici, il “gigante dormiente” della Chiesa.

    Il Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa, compiendo con ZENIT un bilancio di questo Sinodo ha riconosciuto che gli interventi di Silvia e Daniele hanno aiutato i Padri sinodali a riflettere.

    In particolare, ha constatato, si è riflettuto nei gruppi di lavoro e nei corridoi su come promuovere gruppi di “Lectio divina” soprattutto tra gli universitari, come ha proposto Silvia.


    October 18

    LA SCOPERTA DI DIO ATTRAVERSO L'ARTE

    Una docente russa racconta la sua scoperta di Dio attraverso l'arteIntervento al Sinodo di Natalja Fedorova Brovskaja

    CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 17 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Una professoressa russa ha testimoniato di fronte al Sinodo dei Vescovi come attraverso l'arte cristiana sia riuscita a scoprire Dio e a sperimentare il suo amore.

    Natalja Fedorova Brovskaja, docente presso l'Università Statale Umanistica Russa e presso l'Accademia Russa di Belle Arti, ha presentato uno degli interventi più commentati tra quelli proposti durante i lavori assembleari.

    "Per me l'arte cristiana – ha detto –, specialmente le icone russe e i dipinti rinascimentali italiani, sono diventati un cammino nello spazio della vita di Dio".

    "Sono nata nell'URSS, il paese dell'ateismo di Stato. Non ho mai pensato a Dio e nessuno mi ha mai parlato di lui eccetto le opere d'arte, la musica e la letteratura", ha continuato.

    "Oggi insegno storia dell'arte. La domanda principale che mi pongo è quali metodi e principi educativi possono aiutare i miei studenti a incontrare l'amore di Dio attraverso i loro studi”.

    “É evidente – ha proseguito –: troveranno il loro Padre solo se io sarò capace di rimanere nell'ambito della Sua Parola".

    "Ma come rimanervi durante una lezione o un seminario, quando è necessario decidere su problemi professionali concreti?”, si è domandata.

    Tre gli aspetti importanti, a suo avviso, in tale ambito.

    In primo luogo, "accogliere nel cuore l'opera d'arte come una preghiera del pittore. Insegnare a comprendere che si è immersi nell'atmosfera di questa preghiera proprio come un sacerdote per la sua celebrazione liturgica è immerso nella preghiera eterna di Cristo".

    In secondo luogo, "guardare alla storia dell'arte con attenzione spirituale, cercando di leggerne il profondo simbolismo religioso. Ritengo che la Chiesa debba pregare costantemente per tutti i maestri e gli storici dell'arte, perché la vita dell'arte nel mondo è la storia sacra della misericordia di Dio".

    Infine, "guardare alla persona dell'artista alla luce dell'amore di Dio. Vediamo che spesso la biografia del pittore è una via crucis e che il contenuto della croce consiste nei suoi peccati, nei suoi errori e nelle sue tentazioni, che purtroppo sono fin troppo noti”.

    “Non tutti i pittori hanno vissuto come il Beato Angelico. Perché, malgrado le oscure circostanze della loro vita, hanno saputo creare opere altamente spirituali?", ha chiesto ancora.

    "Il concetto di tale fenomeno non è soltanto scientifico – ha affermato –. È una storia dell'arte come storia della Parola di Dio, la storia della salvezza par la quale il Verbo Eterno - Gesù Cristo - è pronto a soffrire, a essere crocifisso e a morire nell'anima di ogni pittore per la crescita del suo talento, che è stato creato dal Padre come linguaggio del suo Figlio prediletto".

    September 26

    EVANGELIZZAZIONE A PIAZZA DEL GESU'

     Angelo evangelizzazione a piazza del gesù
     
    questa sera sono stato invitato all'evangelizzazione pro - gods party dalla comunità casa della gioia di napoli. ogni volta è un esperienza nuova, non solo perchè si incontrano persone diverse, ma perchè lo spirito santo ti da sugerimenti sempre nuovi e inaspettati, per risolvere domande e discorsi complessi in cui ci si imbatte con la gente. pochi contatti ma ricchi di frutti e riflessioni. molto probabilmente i giovani di questa sera parteciperanno al prossimo god's party.
    ultime esperienze napoletane prima dell'inizio della grande missione catanese!
     
      DIO BENEDICA CHI LEGGE E VISITA QUESTO BLOG
    September 20

    LO YOGA E L'INFERNO

    Lo yoga mi ha portato all’ ingresso dell’inferno
    Testimonianza

    07/06/2008 - a cura di: Elena.

    Quando avevo diciannove anni, mi interessavo molto dello yoga. Ho cominciato ad approfondire l’argomento con degli esercizi, che dovevano migliorare la condizione fisica del mio corpo, dopo elaboravo anche la mia psiche, tutto previsto e necessario per la piena comprensione dello yoga. Compravo libri, giornali, leggevo tantissimo; passo dopo passo miravo alla conquista della “vera felicità”, cioè, l’unione con l’universo. Mi esercitavo con molto zelo giorno dopo giorno, per parecchie ore. Dopo tre anni sapevo gestire la mia energia senza troppe difficoltà. L’ultima cosa rimasta era quella di saperla accumulare in un unico posto e aprirsi all’universo. Ero pronta.
    Finalmente una sera sono rimasta da sola, nessuno mi doveva dare fastidio. Desideravo tanto assaggiare questa immensa felicità. Senza troppe difficoltà sono riuscita ad accumulare tutta l’energia, il mio corpo era pesantissimo, senza sensi, come se fosse estraneo a me. Sentivo come me ne liberavo, come ne uscivo fuori, ero leggera, stavo bene, molto bene… Il mio scopo era quello di unirmi a qualche energia non definita, essa doveva farmi provare la promessa felicità…
    Ma invece, molto inaspettatamente e improvvisamente ho sentito come qualcosa che cominciava ad assorbirmi, a trascinarmi dentro. Era qualcosa di molto negativo, terribile, spaventoso, oscuro…non riuscivo a liberarmene anche se desideravo con tutta me stessa di tornare indietro, tornare nel mio corpo! Non so descrivere la paura, l’orrore e la disperazione che provavo – volevo tornare, tornare… ma questa cosa mi tirava dentro… mi assorbiva…mi prendeva… Ho pensato che probabilmente ero capitata all’inferno e mi sono subito rifugiata nel pensiero del buon Dio. Nello stesso momento tutto era sparito e io ero di nuovo tornata in me. Sono rimasta immobile per terra, nel panico fino alla mattina dopo. Facevo fatica a respirare, ero terrorizzata. Avevo visitato l’inferno o per lo meno ero capitata in un posto che gli assomigliava tanto, contrariamente a tutte le promesse scritte nei manuali dello yoga non avevo assaggiato la promessa e la tanto sospirata felicità.
    Quando mi esercitavo nello yoga la mia vita andava benissimo. Avevo addirittura certe capacità, ad esempio: sapevo come andavano a finire alcune situazioni nella vita dei miei amici, i risultati degli esami…. Mi divertiva questa cosa e mi dava un senso di superiorità rispetto agli altri, io sapevo tanto di più rispetto a loro. Non stavo li ad analizzare da dove mi venivano queste capacità, mi stavano comode e questo bastava. Invece è cambiato tutto dopo quella famosa notte. Avevo deciso di finire una volta per tutte con lo yoga e non avere più a che fare con quel mondo. La cosa che mi pesava di più era quella di non poterne parlare con nessuno, avevo paura di essere derisa o presa per una pazza.
    Non sono mai più tornata a praticare lo yoga, ma nella mia vita qualcosa era cambiato e succedevano delle cose strane. Sentivo come se qualcosa, che prima era dalla mia parte, ora cominciava a distruggermi. Sono cresciuta nella fede cattolica, pregavo ogni giorno e andavo a messa ogni domenica, anche se più per abitudine e tradizione che per un desiderio del cuore. Ma adesso l’andare in chiesa era qualcosa d’impossibile. Già durante la strada mi sentivo male, qualcosa mi consumava le forze. Non ero malata, ma mi girava la testa, non riuscivo a camminare, avevo le nausee.
    In chiesa rimanevo sempre vicino all’uscita, non riuscivo ad entrare dentro. Tante volte, visto il mio pallore e la mia debolezza, qualcuno mi portava la sedia. Io non capivo assolutamente che cosa mi stesse succedendo. Ho cominciato ad arrivare tardi per la messa così il tempo della sofferenza si accorciava. Mi sembrava che qualcosa mi stesse rubando l’energia, la vita stessa. Tutto questo andò avanti per tre anni. Ero sfinita. Avevo sempre paura di parlarne con qualcuno, anche se mi serviva davvero l’aiuto, era sempre più frequente il desiderio di farla finita con questa terribile sofferenza una volta per tutte. Desideravo la morte.
    Ma qualcuno mi voleva salvare… io già da bambina nutrivo un sentimento particolare per la Madonna, le portavo i fiori in chiesa, le parlavo. Tanti anni fa ad una persona molto cara avevo fatto la promessa di dire almeno un piccolo pezzo del rosario ogni giorno. Ho mantenuto la mia parola, anche se spesso e volentieri il “pezzo” consisteva nella recita di una sola Ave Maria. Ma proprio questa piccola preghiera nei tre anni d’inferno mi faceva continuamente tornare in mente lo stesso pensiero insistente: “Vai, vai a prendere Gesù Eucaristico, Lui ti darà la forza!”. Io non ci credevo, che cosa mai avrebbe potuto fare per me una piccola ostia. Figuriamoci! Avevo già preso la comunione in passato e non mi ricordavo niente di particolare. Ma questo pensiero insisteva e insisteva. Finché non ebbi più forza per andare avanti. Solo a vedere la chiesa stavo male, tremavo, ero terrorizzata; un piccolo pensiero della Madonna mi riempiva la testa di bestemmie, cosa che mi pesava tanto, poiché in qualche maniera le avevo sempre voluto bene. In tutto questo disagio sentivo sempre dentro di me l’incitamento di andare a prendere Gesù Eucaristico. Allora ho fatto questa promessa: “Va bene, Signore, io ti prometto che per un anno intero andrò ogni domenica a comunicarmi, però Tu, per favore, aiutami perché sto malissimo!”. Mi rendo conto che ho messo Dio di fronte ad un ultimatum. La mia parola l’ho mantenuta, anche se il costo era altissimo. Ogni volta la strada per andare in chiesa, per andare all’altare era un supplizio, parecchie volte mi è capitato di perdere i sensi. Dopo qualche tempo mi sono accorta che questa forza negativa era meno potente. Sentivo crescere dentro un qualcosa di nuovo, qualcosa di grande e positivo. Non capivo niente, ma intuivo che era questo l’unico modo di salvarmi.
    Un anno era passato, andavo in chiesa contenta di aver “terminato il compito”, a quel punto non ero più obbligata a comunicami e di conseguenza stare ancora male. Durante la comunione la gente si recava all’altare ed io stavo seduta al mio posto, immobile. Quando il sacerdote finiva la distribuzione del Santissimo io sentivo qualcosa di tanto strano nel cuore. Ero tristissima, come quando saluti la persona tanto amata che parte. Le lacrime mi scendevano sul viso, ho capito che mi mancava Gesù, lì mi sono resa conto che la piccola ostia è Dio in persona che veniva dentro di me. Ero triste di non averlo volontariamente accolto, fatto entrare. In quel momento ho percepito tante cose che prima non mi erano per niente chiare.
    Oggi cerco sempre di essere in grazia di Dio, partecipare alla Eucaristia. Desidero che Gesù abiti nel mio cuore e che lo riempia d’amore. E anche se non mi risparmia con i problemi e con le croci non mi lascia mai sola. La mia battaglia con il male mi ha portato via tanti anni e non è terminata, però Dio mi protegge. Ciò che mi fa molta paura è vedere quante persone giocano con divinazione, magia e tanto altro… io so che cosa significa e che conseguenze se ne può avere. E anche per questo ho deciso di rilasciare questa testimonianza, vorrei davvero avvertire di stare alla larga da tutte queste cose!
    E poi, io devo proprio, un grande Grazie alla Madonna che mi ha salvato per quel piccolo “pezzo” di rosario, per quella misera “Ave Maria” che recitavo.


    VI PROPONIAMO SUL QUESTO TEMA IL LIBRETTO:

    PUO' UN CRISTIANO PREGARE
    UTILIZZANDO I «METODI ORIENTALI» DI CONCENTRAZIONE?
    (Appendice: Il testo integrale della “Lettera ai Vescovi” della Congregazione per la Dottrina della Fede)
    Maksymilian Aniol

    Questo volumetto è particolarmente indirizzato ai cristiani più impegnati nella preghiera per difenderli dal pericoloso equivoco della cosidetta “preghiera orientale”. L’opuscolo, dopo una precisa esposizione della natura della orazione cristiana e dei metodi orientali di concentrazione, documenta l’impossibilità per un cristiano di usare tali metodi.

    April 27

    TI CHIAMERAI PIETRO

    Ieri sera dopo aver partecipato alla S. Messa nella mia Chiesa Parrocchiale passeggiavo per le vie del mio paesino siciliano, ma con una voglia matta di essere utilizzato per il Regno di Dio. Dopo aver consolato qualche anima incontro un'amica di famiglia che mi racconta la condizione del figlio: da tre mesi a casa per arresti domiciliari a causa di spaccio di droga. Chiesi se poteva ricevere visite e ci avviammo subito verso la sua casa. Appena entrato trovai una ragazzo giovane, con barba e capelli lunghi, abbastanza forzuto. Gli dissi che somigliava a S. Pietro e lui si mise a ridere fragorosamente.
    Abbiamo parlato un pò e dopo abbiamo anche pregato! Dopo aver invocato lo Spirito Santo, accompagnato dalla preghiera della madre, imposi le mani sul suo capo e sul suo cuore, invocando la presenza di Gesù nella sua vita.
    Alla fine mi disse che quando uscirà da casa non vorrà più trasgredire neppure una legge dello stato. La cosa simpatica è stata quando aprendo la Bibbia, come di solito, uscì la chiamata degli Apostoli del Vangelo di Marco, dove Gesù cambia nome a Simone e lo chiama Pietro. Concludemmo la serata con una bella cenetta. Com'è vera la Parola di Dio quando dice che Gesù è presente nei carcerati "ero carcerato e siete venuti a visitarmi". Preghiamo per questo fratello che chiameremo Pietro, visto che Gesù lo ha ribattezzato così! Sorriso
    April 21

    rap per cristo con cristo in cristo in chiesa evangelica

      
    April 19

    EVANGELIZZAZIONE DI STRADA

    Oggi si è conclusa per me la prima esperienza di evangelizzazione di strada con la comunità Casa della Gioia. Una settimana di annuncio del Vangelo, da persona in persona, nelle fredde notti invernali di Napoli. Stasera è successo un fatto particolare. Dopo aver parcheggiato l'auto si avvicinò a noi un parcheggiatore abusivo e ci chiese l'offerta del servizio, noi risposimo che eravamo lì per Gesù, lui allora sorridendo disse che Gesù non deve pagare. Parlando un pò ci confidò di aver fatto parte anche lui del movimento carismatico. Lo salutammo e dopo aver pregato partimmo in missione a due a due per le vie della città. Al ritorno lo trovammo in compagnia di un amico suo e ci disse subito quello che Gesù aveva operato. Questo ragazzo ci raccontò parte della sua vita dicendoci anche le esperienze mistiche angeliche e sataniche che aveva vissuto (visioni, sogni, sedute spiritiche, alcool, droghe, sesso) stupendosi del fatto che si stava comportando quasi come i preti quando fanno le prediche. Diceva queste testuali parole: <<se tu hai la fede nulla ti può toccare, è come se vivi protetto da un guscio. Satana non ti può toccare. Qualsiasi cosa ti succede è come se non ti colpisse più di tanto. La fede ha un effetto più forte delle droghe, più bello dello sballo, perchè è ancora di più, è Dio stesso che porti dentro. Io l'ho provato ma sò anche che il diavolo mi tenta e mi fa cadere sempre nelle stesse cose. Sapete io sento la presenza di satana e sento anche che non gli piace quello che sta succedendo in questo momento (ognuno di noi stava invocando lo Spirito Santo,la guarigione e la liberazione su questo ragazzo) e rivolgendosi a me che stavo cantando in lingue mi disse: e tu cosa dici in aramaico di così brutto per farlo arrabbiare così!>>. Alla fine ci salutò e ci disse di voler partecipare al God's Party di domenica sera.
    Gesù - Dio che salva
     
    P.S. Quando il parcheggiatore incontrò il suo amico avvenne una liberazione perchè il ragazzo cominciò a spumare e diceva che non riusciva ad avvicinarsi al parcheggiatore perchè la luce che emanava era troppo forte.
     
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    con Sergio il responsabile della comunità